Handke, camminare
per capire il mondo

Dopo un pomeriggio di lavoro, uno scrittore esce per una passeggiata e attraversa strade e piazze, raggiungendo la periferia e il bosco, e rientra a casa quando fa già buio. In poche ore, è come se attraversasse il mondo intero raccontando dello scrivere, della sua vita e di quel che gli rimane al termine dei momenti di più intenso lavoro, esprimendo gli eterni dubbi, nei confronti di sé e degli altri. Il cammino offre al lettore una riflessione su una letteratura che si alimenta nel concreto rapporto con la realtà.

La casa di Parigi

È “Il pomeriggio di uno scrittore” nel quale Handke racconta lo scrittore muoversi con passo cadenzato verso il paesaggio e, con l’idea di uscire di casa, davanti alla porta del giardino dice: «D’un tratto lo scrittore tornò indietro. Corse in casa, sali a precipizio nel suo studio e sostituì una parola con un’altra». E infine racconta come lo scrittore esca, senza nominarla, nella città deserta che noi sappiamo essere Chaville, alle porte di Parigi, dove abita. Un ampio giardino, una macchia verde da una parte, uno sterrato coperto di ghiaia dall’altra. Nel bel mezzo la casa di Handke. Alti cespugli e alberi ne delimitano i margini quasi a protezione da un esterno non sempre gradito. Pochi passi e qualche scalino. Una piccolissima veranda e dopo qualche passo un grande spazio luminoso, il cuore della casa immersa nel paesaggio che si apre nel colore di prati, campi e alberi.

«Nonostante fosse inverno lì intorno erano ancora presenti fioriture. Garofani selvatici, margheritine, ranuncoli e ortiche morte che, sebbene minute, ravvivavano il terreno. E all’esterno il giardino confinava con un parco alberato. E benché la casa fosse sulla collina, con le finestre rivolte ai punti cardinali, lo scrittore non aveva guardato in lontananza per tutto il giorno. Fu nello scendere avvicinandosi alle persone che recuperò la capacità di vedere», continua ne “Il pomeriggio di uno scrittore”, dove gli incontri sono esigui, come in un film al rallentatore, dove i passanti hanno le sembianze di sagome, i cortili interni di stanze irreali e dove la colonna sonora è fatta di rintocchi di campane.

«Il sentiero era giallo di aghi di larice caduti. Lo strato, sebbene in certe curve fosse alto una scarpa, era così soffice da scivolare di lato al di sotto dei passi», scrive Handke al ritmo del passo che s’inoltra nel bosco e dello sguardo che scorge il muschio sulla pietra, il cappello del fungo ai piedi del faggio, l’aprirsi luminoso della radura. Nel completare il percorso attraverso la città e il bosco, lo scrittore ritiene, di essersi assicurato il domani. Quello di Handke è un camminare salvifico che rinvigorisce.

Non è raro incontrare Handke nel centro di Parigi, quasi sempre dalle parti di Montparnasse, con aria d’orgoglio, accompagnato da una postura da montanaro. Eppure, ancora ne “Il pomeriggio di uno scrittore”, scrive: «Lo scrittore si avviò verso la città senza compiere deviazioni, con gli occhi bassi, sebbene si sentisse incoraggiato a scegliere la direzione opposta».

Quest’andare, che è anche, per esempio, un attraversare la Spagna sulle tracce di un jukebox oppure un seguire il sentiero di Cézanne in Provenza, o ancora scrivere di un cercatore di funghi, è il tratto saliente di tutta l’opera dell’autore carinziano, come se dicesse che il nostro tempo può ancora essere narrato da una scrittura che ha il passo del camminatore.

Considerato il più grande autore vivente di lingua tedesca, Peter Handke ha vinto il premio Nobel per la Letteratura 2019. Una vittoria della Letteratura universale, per citare la categoria goethiana a cui Handke si riferisce come a una stella polare.

Eppure in molti ritenevano si fosse giocato una volta per tutte il Nobel per via delle sue posizioni filoserbe all’epoca della guerra nella ex Jugoslavia. La sua difesa della popolazione slava nella lotta fratricida nei Balcani e dei bombardamenti della Nato - «costati la morte di migliaia di civili», disse - fu espressa in varie occasioni pubbliche e venne ripresa nel cruciale “I giorni e le opere”, il suo diario di lettore e intellettuale impegnato.

Il suo telefono suona di frequente a vuoto nella casa di Chaville, dove vive da quasi trent’anni. Da allora, dalla fine degli anni Novanta, Handke accentuò l’inclinazione già viva nel suo carattere a evitare la dimensione pubblica, la stampa, il mondo rutilante dell’industria culturale da lui guardato con forte sospetto, lontano da quella casa Austria dalla quale, come altri autori austriaci, aveva voluto fuggire per farvi saltuari ritorni, come accenna in “La seconda spada”: «Tra l’altro, ero tornato da appena tre giorni, dopo aver vagato per svariate settimane nell’entroterra settentrionale, nel mio luogo di residenza principale, un sobborgo a sudovest di Parigi. E per la prima volta mi ero sentito attratto verso casa, io, che dalla fine prematura, se non addirittura dalla brusca interruzione della mia infanzia, avevo temuto ogni sorta di ritorno a casa, per non dire al luogo natio, già, io, che avevo sempre avuto orrore di qualunque ritorno a casa, un terrore che mi strizzava il corpo, fin nei più bassi ed estremi tratti intestinali – specialmente lì».

Un classico

La commissione del Nobel lo ha definito prosatore «ingegnoso», saggista originale votato ad abitare spazi riservati e desueti, ed esperienze poco spettacolari: il luogo tranquillo, il sottobosco dei funghi, la quotidianità delle giornate riuscite. E drammaturgo audace e curioso, pronto a immaginare sulla scena le infinite possibilità della vita umana. La varietà dei generi letterari frequentati, e l’esplorazione dello stile perseguito da Handke per una vita, non facciano pensare a uno sperimentalismo gratuito. Handke è un autore classico. Omero e i tragici, Goethe e Hölderlin sono i suoi numi tutelari. La sua attenzione di autore, di lettore, di «esploratore delle periferie dell’esperienza umana», è rivolta, ha scritto e ripetuto più volte, al fiume carsico della Letteratura universale, che, anche quando pare sommerso dal rumore del mondo, di tanto in tanto, e sempre a sorpresa, torna a sgorgare.

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