Allarme: lettura in avaria. Ma niente paura

Si moltiplicano, nei social e su siti di varia natura (d’informazione, blog personali, eccetera) gli elogi alla lettura. In queste giornale inedite, tanto per usare un eufemismo editoriale, cosa meglio di un bel libro? La lettura importante tanto rinviata, la rilettura che sappiamo tonica, la piacevole scoperta che può venire da una scelta istintiva: in teoria, nulla meglio della lettura parrebbe in grado di accompagnarci fino all’uscita di questo tenebroso tunnel. Tenendoci per mano, rassicurandoci, distraendoci e perfino, in quel suo modo sottile e svagato, istruendoci.

Però, c’è un però. Accade qualcosa che mi sconcerta: sarà senz’altro un problema personale ma le mie abitudini di lettura, che senza timore di immodestia posso definire radicate e robuste, si scoprono proprio adesso inaridite. Non del tutto, per carità, ma è come se la lettura, che da sempre mi ha accompagnato nelle giornate belle come in quelle brutte, mi avesse abbandonato, forse anch’essa distratta, intimorita, dalla singolare stagione che stiamo vivendo.

In altre parole, ho la sensazione che non ci siano pagine abbastanza ruvide per trattenere sulla loro superficie un pensiero che continuamente scappa via, corre al dramma del virus, tenta disperatamente di decifrare un futuro - per ora - indecifrabile.

Tutta la letteratura mi sembra, a tratti, superflua e, diciamolo, insignificante. Ma a chi importa se Achab riuscirà ad acchiappare la sua dannata balena? Che interesse potrei mai avere, in questo momento, nella soluzione di un’intricatissima inchiesta di Philip Marlowe, sempre a zonzo, lui, tra sigarette, pistolettate e whiskey, per le strade di Los Angeles: beato, anzi, che sulle strade ci può stare, libero di ubriacarsi al bar e di flirtare con una bionda che, quando leggo Chandler, assume sempre l’aspetto elegante e opaco di Lauren Bacall.

Avventure che, al cospetto della minaccia sanitaria di questi giorni, sembrano limitate, marginali, bambinesche. Problemi loro, insomma: e fortunati che hanno solo quelli. Quanto a noi, torniamo ai dati sui ricoveri in terapia intensiva.

La faccenda è allarmante perché sulla lettura, sulla melodia costante e nutriente che ricomincia a capo di ogni pagina, ho sempre fatto affidamento e mi spiacerebbe perdere questo appiglio per colpa di un coglione-virus.

Ma sono anche certo che passerà: il richiamo della sirena letteraria tornerà a farsi sentire attraverso il frastuono dell’emergenza, e sarà in grado, meglio di ogni altra cosa, di raccontarci cio che abbiamo appena vissuto: non importa se in un sonetto di Shakespeare o in un romanzo di nuova uscita. E la lettura sarà di nuovo una musica: bella come una canzone d’amore, dolce come la salute del corpo.

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