Arrivati al punto

L’immagine ha colto il mio occhio per un momento appena, come ormai accade per tante immagini, ogni giorno. Gli stimoli che riceviamo, specie sotto forma digitale, sono tanti e non possiamo soffermarci su tutti.

Questa immagine però, pur rimasta per un secondo soltanto sotto il mio sguardo, aveva davvero qualcosa di potente, di incisivo perché spesso, ieri, mi sono ritrovato a pensarci. Se ricordo bene - potrei aver semplificato qualche dettaglio - l’immagine (che per precisione dovrei definire vignetta) raffigurava un colossale Babbo Natale che da una gigantesca scatola di cartone con il logo di Facebook versava piccole scatolette pure marchiate con quel noto simbolo in una grande ciotola rossa - tipo quelle che si usano per i cani gatti - che recava la scritta: “Ego”.

Questo sarebbe, secondo il vignettista, il Natale che ci aspetta: un diluvio di piccoli riconoscimenti che, attraverso i social network più popolari, cercheranno di riempire il nostro insaziabile Io, quella coscienza smarrita che, per sopravvivere, ha un costante bisogno di riconoscimento.

L’immagine mi è sembrata efficace e mi ha un poco spaventato. Davvero abbiamo trovato in Facebook e affini un insostituibile caricabatterie della vanità, l’irrinunciabile ciucciotto che ci accompagna fino al sonno colmi di una sensazione di affetto e stima di cui abbiamo assoluto bisogno per vivere più o meno in pace con noi stessi?

Prima di sottovalutare questo ormai costante apporto artificiale alla nostra affettività, tentiamo un esperimento: pensiamo per un momento di sparire da questa rete virtuale: via Facebook, via Twitter, via e-mail, WhatsApp e messaggini Sms. Via tutto: siamo offline e destinati a restarci. Non facciamo finta di niente: per molti di noi soltanto immaginare questa evenienza è fonte di smarrimento, debolezza e vertigine. E allora diciamolo: siamo arrivati al punto che staccarsi da Facebook potrebbe richiedere del coraggio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA