Basta con la tradizione

Basta con la tradizione

Non c’è che dire: la gastronomia è un fatto di tradizione. Anzi, diciamola tutta: di ottusa tradizione. Come avrete letto, a Torino sono finite tra le mani di un pignolo membro dei Nuclei ant-sofisticazione circa settantamila mozzarelle di fabbricazione germanica. La ragione? Erano blu.
Vi pare sufficiente per ostacolare la creatività alimentare, per imprigionare un’iniziativa industriale libera da conformismi? Il fatto è che molti ancora resistono alla globalizzazione, aggrappandosi a convenzioni obsolete, come quella che vuole le mozzarelle candide e, se possibile, solo moderatamente radioattive. Per fortuna il mercato farà giustizia di queste polverose concezioni, di un passatismo gastronomico francamente ridicolo. C’è gente che, in certi tipi di formaggi stagionati, ancora apprezza di riscontrarvi muffe verdastre e, addirittura, non si scandalizzerebbe se dovesse scoprire che un verme vi ha scavato la sua tana. La mozzarella blu, invece, non va bene; neppure se è fosforescente e, di notte, aiuta a trovare la via del bagno senza bisogno di accendere la luce.
Io, signori, ho deciso di ribellarmi a tanta piattezza, a tanta mancanza di apertura mentale. Nella mia dispensa, le mozzarelle blu sono le benvenute, così come le mortadelle arcobaleno e i provoloni psichedelici. Aprirei il frigo per farvi constatare che non mento, ma è stato sottoposto a sequestro: domattina io e un certo Ahmadinejad abbiamo appuntamento all’Onu. Figuratevi: dicono che lui abbia in casa un fungo in grado di cancellare Israele.

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