Buonanotte

L’ultimo pensiero prima di spegnere la luce. O il primo dopo averla spenta

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di Mario Schiani
Mercoledì 29 novembre 2017

Buonanotte per davvero

Il momento non è né solenne né commovente. Non richiede l’intervento di fanfare e meno che mai la presenza di autorità militari e religiose. Trattasi di un semplice congedo, da sbrigare in fretta, come si fa tra persone di senno. Una stretta di mano e via: ognuno per la sua strada. Quel che rimane dentro è una questione personale, intima: non è il caso di farne spettacolo.

Il congedo di cui sopra è il mio, o meglio quello della rubrica che state leggendo. Una corsa sulla tastiera del computer durata un po’ più di dieci anni che oggi si chiude con un corridore, il sottoscritto, più vecchio e più sfiatato. Il primo articolo - intitolato “Benedetto sia un po’ di inglese” - porta la data del 5 marzo 2007. Mi ricordo che ne feci un ritaglio per metterlo in una cartelletta. A quello ne seguirono altri ma non troppi: anche l’archiviazione divenne presto digitale. Oggi l’intera collezione della “buonanotte” sta nei pdf copiati su alcuni dischetti: presto si aggiungerà anche questo file e sarà finita. Che sia passata dalla carta al dischetto sta però a significare che anche la “buonanotte” ha vissuto del suo tempo.

Perché abbia deciso di chiudere non so dirvelo: sono cose che si sentono. Trovare ogni giorno un argomento su cui scrivere - per interessare un potenziale lettore, non per annotare i casi propri - è un esercizio formidabile che sicuramente mi ha fatto tanto bene. Il merito (o la colpa) di avermi concesso questa opportunità è dei direttori Giorgio Gandola e Diego Minonzio, che ringrazio. Tenere una rubrica come questa è come avere una finestra sempre aperta sul mondo. Quando però si sente che la finestra potrebbe trasformarsi in prigione allora è meglio lasciar perdere. Se trovare un argomento ogni giorno significa tirare la corda, la tentazione di barare, di fare il furbo invece di raccontare, come paventava Buzzati, diventa irresistibile e si finisce per fare i fenomeni. Ecco, io il fenomeno non lo voglio fare. Per questo vi ringrazio - soprattutto per la pazienza - e vi saluto. Credetemi, non è stato facile scrivere questo. Ma i guai veri devono arrivare: non ho ancora dato la notizia alla signora Malinpeggio.

di Mario Schiani

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