Consigli di volo

Chi dice che l’informazione è fine a se stessa? I giornali - e i siti web - sono pieni di consigli utili per le situazioni più diverse. A noi utenti - “lettori” suona obsoleto - basta attingere: ogni nostro problema sarà risolto. Per questa ragione, ieri, mi sono illuminato quando, nell’homepage di un importante sito, ho visto comparire il seguente annuncio: «Otto consigli per non sembrare uno straccio dopo un volo».

Si dà il caso che, di tanto in tanto, ragioni familiari mi impongano lunghi voli in aereo e dire che, all’arrivo, le mie fattezze assomiglino a quelle di uno straccio significa insultare gratuitamente gli stracci. Pieno di speranza, mi sono dunque apprestato alla lettura.

Primo consiglio: idratarsi. Neologismo per: bere molta acqua. Buon consiglio, non c’è dubbio. Il problema è che, bevendo molta acqua, occorre prevedere la necessità di espellere molta pipì. Tale operazione, in aereo, viene eseguita in uno dei luoghi che più odio al mondo: il cosiddetto “lavatory”. Di esso odio il rumore esplosivo che fa il risucchio dello scarico, odio il lavandino miniaturizzato e, soprattutto, odio il fatto che, entrando, si avverte la presenza opprimente di chi ci ha preceduto.

Altro consiglio: dormire. Qui mi ha investito il sospetto che l’anonimo compilatore fosse in vena di facezie. Se potessi dormire con facilità in aereo è ovvio che arriverei riposato e se arrivassi riposato non avrei bisogno di consigli per arrivare riposato.

Andiamo avanti: l’importante è stratificare. Aggiunge il compilatore: «Portatevi un giubbino a zip: proteggerà i vostri vestiti. All’attivo, se farà troppo caldo, potrete sempre allacciarlo in vita». Strano: pensavo fosse obbligatorio mangiarselo, zip e tutto. E infine: usate il disinfettante per le mani. «Esso, infatti, protegge dai germi (gli aerei ne sono pieni) e rinfresca». Curiosamente, la stessa necessità che si avverte dopo la lettura dell’articolo.

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