Fine del sogno

A commentare la notizia dal punto di vista economico e finanziario non mi ci provo neanche. Se poi guardo il fondo del mio portamonete - dove si nascondono anche una graffetta e un punto della raccolta premi Esselunga 2014 - capisco bene le ragioni di chi propone la soluzione drastica. Che sarebbe quella, in esame alla Commissione bilancio della Camera, di eliminare la monetine da 1 e 2 centesimi di euro.

Le ragioni di cui sopra non sono poche. Soprattutto, sono ben documentate: le monete di quel taglio non sono accettate dai distributori automatici né dalle macchinette per la sosta. Inoltre, hanno scarsa utilità nel commercio e produrle costa parecchio. Dunque, via: incominceremo a contare, finanziariamente parlando, da 5 in su.

Ciò detto, mi piacerebbe ci rendessimo conto che, a beneficio della praticità, rinunciamo a un sogno. Sarà forse un sogno ormai in disarmo, troppo romantico e angusto per questi tempi cinici e a banda larga, ma comunque un sogno e non è questa materia che abbondi. Il sogno sta nell’affermazione, insita nell’esistenza delle monete da 1 centesimo, che a contare si incomincia da 1 e che, contando da 1, si può avviare qualunque impresa. «Ogni viaggio incomincia con un singolo passo» diceva quell’antico saggio (non poteva prevedere l’esistenza delle lounge di Emirates) e se un viaggio incomincia con un passo, perché una fortuna - economica ma anche personale - non potrebbe incominciare con una monetina da 1 centesimo? La pensava così Paperon de’Paperoni che, al suo primo cent, aveva dedicato l’altarino di una preziosa cornice.

Oggi ci sottraggono il mattoncino fondamentale del palazzo della sicurezza economica o, se volete, cancellano l’atomo del benessere materiale. Questo non impedirà a molti di arricchirsi (o impoverirsi) 5 centesimi alla volta. La purezza del sogno è però perduta e, in fondo, valeva più di 1 centesimo.

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