Giù per terra

Confesso di avere un debole per gli aeroporti. Molte persone, credo, li vivono come ambienti estremamente stressanti. Il volo è in ritardo? Quanto tempo abbiamo per il check-in? Ci sarà coda ai controlli di sicurezza? A che ora incomincia l’imbarco?

Tutto ciò, per me, è fonte di aspettativa e di una gioia quasi infantile. L’aeroporto è il portale dell’avventura e tanto meglio se, come spesso accade, trattasi di luogo confortevole, moderno e perfino architettonicamente picaresco.

Per questa ragione consulto sempre con curiosità la classifica dei dieci aeroporti migliori del mondo pubblicata da eDreams. È questa solo una delle tante statistiche di efficienza e ospitalità stilate a livello internazionale, ma è particolarmente accurata e articolata. Il piacere di notare quale aeroporto “decolla”, giusto per restare in tema, e quale invece è in fase discendente, è purtroppo sempre offuscato da una mancanza: non si dà mai il caso, infatti, che la classifica comprenda uno scalo italiano.

Credo si tratti di una mancanza non da poco. Se ci penso, non c’è luogo come l’aeroporto che rappresenti l’era in cui viviamo: la promessa di una libera comunicazione ampia e facile, di tanto in tanto infastidita da insopprimibili perturbazioni.

Neppure l’imminenza dell’Expo sembra aver suggerito agli scali italiani un salto di qualità. Verranno a migliaia e migliaia per vedere le meraviglie dello sviluppo alimentare e, prima di entrare in cucina, passeranno per un’imbarazzante anticamera. Lo scalo di Milano Malpensa (MXP) nelle classifiche non compare mai, e neppure perché particolarmente brutto. Semplicemente, è troppo piccolo. Quello di Roma Fiumicino (FCO), al contrario, quest’anno ha conquistato la graduatoria di eDreams. Putroppo non quella degli aeroporti migliori: è al quinto posto tra i peggiori, dietro a Rio, Berlino, Beirut e Casablanca. Roma non se merita e neanche l’Italia e l’Europa se lo meritano. Comunque sia, guardiamo pure al futuro, ma prepariamoci ad arrivarci a piedi.

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