Il nostro bene

Questa è talmente buona che non resisto e ve la dico subito: l’immortalità potrebbe essere una malattia.

Ora passo alla spiegazione, che sta tutta in una notizia proveniente dall’America. Come spesso accade alle migliori notizie, al centro della storia c’è una persona: Richard Walker. Questo signore oggi ha 74 anni, ma da quando ne aveva 26 ed era un hippy - o “capellone” come l’avrebbero chiamato da queste parti - ha sempre affiancato ad attività pure interessanti come protestare contro la guerra in Vietnam e ascoltare musica molto, ma molto migliore rispetto a quella che circola adesso, un interesse straordinario per i meccanismi dell’invecchiamento. Questo interesse non gli è bastato per ottenere che l’invecchiamento medesimo lo risparmiasse, ma di questo Richard non si è preoccupato e, in tanti anni, ha vissuto questo paradosso: è invecchiato cercando di capire come si ferma l’invecchiamento.

La sua vita avrebbe potuto risolversi in una beffa ironica. ma l’ostinazione lo ha premiato, almeno in parte. Egli è riuscito a individuare quattro persone - quattro ragazze, per la precisione - sulle quali il tempo non sembra avere effetto. In altre parole, non invecchiano. L’aspetto ancora più straordinario della faccenda è che queste ragazze dovrebbero la loro assoluta resistenza al tempo che passa a una malattia misteriosa al punto da non avere ancora un nome: Walker la chiama “Syndrome X”.

Sfogliare le pagine della vita di chi è affetto da “Syndrome X” non significa affatto scalare l’Olimpo glorioso degli dei immortali: piuttosto, ci si confronta con una serie di sofferenze, di problemi e di incognite peculiari di chi, suo malgrado, vive in un’infanzia permanente. Per assurdo, la sfida organica alla mortalità è un difetto, un’anomalia e si accompagna a sofferenza e, oso introdurre un termine morale, a punizione. Non so se sia Dio, la Natura o il Tempo a ostacolarci nel nostro sogno di immortalità. Chiunque sia però, probabilmente lo fa per il nostro bene.

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