Intelligence

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Diciamolo con franchezza: chiunque sia cresciuto in Italia molto probabilmente non avrà una grande opinione dei servizi segreti. Ne abbiamo sentite e lette troppe a questo riguardo. Inoltre, quando l’espressione "servizio segreto" viene accostata, per la decimilionesima volta, all’aggettivo "deviato" la considerazione generale per questo tipo di organizzazione ne esce inevitabilmente indebolita.
Su un piano internazionale, la notizia che circa 90.000 documenti riservati di provenienza militare sono "filtrati" al punto da essere pubblicati in un sito Internet non può certo migliorare la situazione. Perdere un documento o due può essere considerata - nella frenesia di spiare gli affari altrui, infiltrare talpe, commettere omicidi e, in generale, guadagnarsi medaglie commettendo atti considerati abominevoli in qualsiasi altro ambito - un’evenienza tollerabile, ma smarrirne 90.000 appare nient’altro che colpevole distrazione. Tanto più che, come ogni rispettabile documento segreto, questi contengono roba imbarazzante. Per esempio, l’accusa che i militari Nato muovono agli agenti pachistani: «Aiutano i terroristi talebani».
Il pasticcio ha causato imbarazzo, confusione e mina alle basi la reputazione degli agenti occidentali, oltre ad alimentare dubbi sulla loro professionalità e sulle loro capacità mentali. «Questa non è intelligence» ha detto il generale pachistano Hamid Gul. Difficile dargli torto. «Stupidity» suona meglio.

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