La vera vergogna

Ho preso il treno, l'altroieri, pensando alla tragedia in Puglia ma neanche per un secondo ho temuto che potessi rimanere coinvolto a mia volta in un incidente. Ben conscio dei limiti gestionali del servizio pubblico in Italia, non ho messo in discussione tutto il sistema ferroviario: pur dolorosamente consapevole del disastro di Andria, una sorta di inespressa fiducia ha continuato ad alimentare le mie attività.

Questo perché non è possibile altrimenti. Ogni nostra azione quotidiana è subordinata a un contratto mai sottoscritto ma essenziale, ovvero alla supposizione tacita che ognuno, nel suo campo, stia facendo per bene il suo mestiere. Così, quando ci imbarchiamo su un aereo immaginiamo che l'apparecchio sia stato sottoposto alla manutenzione prevista e che il pilota abbia seguito qualcosa di più che un corso online di volo. Scegliendo pranzo e cena dagli scaffali del supermercato, diamo per scontato che i produttori degli alimenti abbiano coltivato/allevato/prodotto la merce nell'osservanza di rigorose norme d'igiene. Passeggiando su un ponte, o salendo su un ascensore, non ci passa per la testa di discutere la competenza dell'ingegnere che ha progettato l'uno e l'altro: la diamo per acquisita.

Se ogni nostra mossa dovesse venir sottoposta a preventiva critica, all'accertamento spietato di competenze, procedure e titoli, vivremmo in uno stato di completa paralisi. Perfino chi, tra noi, si vanta di essere cauto e scettico all'estremo ogni giorno compre (regala) mille gesti di totale, quasi infantile fiducia. Credere nella competenza altrui sul lavoro è dunque essenziale.

Come comportarsi allora con chi la tradisce? In generale, non sono favorevole ai tabù sociali, alla perenne infamia distribuita su chi sbaglia. C'è sempre, in chi giudica e condanna, una piccolezza morale che ripugna. Quello pugliese è uno dei casi in cui l'esclamazione “vergogna!”, abusata al punto da essere diventata ridicola, andrebbe riscoperta e rivalutata. Per presentarla ai responsabili nel suo significato letterale.

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