Macché stupidi

Molte persone, lo constatiamo ogni giorno, rifiutano di prendere per vero ciò che scienza e statistica affermano prove alla mano. Non basta l’evidenza sul riscaldamento globale: alcuni prendono un’occasionale gelata come prova che nulla, in realtà, si sta riscaldando. A niente servono ricerche e statistiche: racconti circolanti in Rete senza riscontro né attendibilità sono sufficienti ad attribuire ai vaccini inesistenti effetti collaterali.

Perché tutto questo accade? Per ignoranza, come sosteneva in un famoso post il medico Roberto Burioni secondo il quale «la scienza non è democratica» e «chi non sa nulla non può discutere alla pari con me»? Oppure per stupidità, e dunque per semplice incapacità a comprendere?

Tante, forse troppe volte abbiamo sentito scienziati e divulgatori seri borbottare contro l’ignoranza del mondo. Fino a oggi, però, nessuno di loro ha fatto osservare che le persone convinte di certe assurdità non sono né ignoranti né stupide. Hanno in realtà un difetto ben peggiore: sono umane.

Ci sono arrivati Sara E. Gorman e Jack M. Gorman (parenti?), autori di un saggio intitolato “Negare fino alla tomba: perché ignoriamo i fatti che possono salvarci”. Secondo i due, è troppo facile bollare per ignoranza o semplicioneria ciò che invece è una spontanea adesione alla natura umana. La quale, lo dimostrano millenni di letteratura, è più sensibile alla narrativa che alla statistica. In altre parole, la storia, anche non comprovata, di un bambino che si ammala dopo una vaccinazione, ci tocca più nel profondo che non una montagna di dati irrefutabili tesi a rassicurarci circa la bontà della pratica. La nostra psicologia ci spinge a riempire il vuoto d’informazione con scenari immaginabili, anche se non reali, ovvero a prefigurare rischi e ad adagiarci su spiegazioni a portata di mano.

Tutto ciò, sempre secondo i due autori, non si combatte con l’insulto o il disdegno, quanto con l’empatia. Da umani a umani, con la forza della sincerità.

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