Olimpici e no

Mi ero ripromesso di non aggiungere nulla al dibattito sulle (mancate) Olimpiadi di Roma 2024 ma poi un commento o, più propriamente, una “posizione” condivisa da molti e incontrata sui social mi ha fatto riflettere. La “posizione” è questa: «Ha pensato il sindaco Raggi che con il “no” alle Olimpiadi ci siamo giocati anche le Paralimpiadi?». A rinforzare questa osservazione è intervenuto anche il prodigioso Alex Zanardi: «Peccato, abbiamo perso una grande opportunità».

Non discuto la limpidezza di Zanardi, ma, a tutti gli altri, dico che usare le Paralimpiadi come arma polemica (e politica) contro la decisione dell’amministrazione comunale di Roma, non mi sembra la più nobile delle iniziative. E come se, privato di un giocattolo, un bambino indispettito scoprisse - per la prima volta - una qualche “utilità” nel coetaneo disabile: «Visto? Avrebbe potuto giocarci anche lui e ora lo avete fatto piangere».

Magari sbaglio, e il portatore insano di malizia sono soltanto io, però quando c’è un ballo una polemica (e una montagna di interessi) della portata di quella ancora in corso a Roma, sospettare il peggio nell’umanità, se non elegante e nobile, quantomeno è comprensibile.

Tra l’altro, sulle Olimpiadi, non la penso al cento per cento come Virginia Raggi, che le considera solo come un boccone sottratto agli speculatori, e neppure come quelli che sbandierano i conti in rosso delle edizioni organizzate nel passato più recente. È evidente, infatti, che l’“incasso” di un evento mondiale come le Olimpiadi non è soltanto quello derivante dai biglietti e dai diritti tv: c’è un introito a lungo termine che l’attenzione concentrata su un luogo e su un Paese incoraggia e produce. Un flusso culturale destinato a tradursi, anche ma non solo, in benefici economici.

Comunque, nessuno è obbligato a organizzare le Olimpiadi sia chiaro. In fondo, per attenersi al loro spirito non è affatto necessario costruire stadi. Basta ricordarsi, per esempio, che non è per niente olimpico usare le Paralimpiadi per parlare d’altro.

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