Si è fatto sabato

Le invettive contro la Casta sono ormai talmente generiche e diffuse che incominciano a provocarmi un involontario sentimento di simpatia per la Casta stessa. Cosa che mi ripugna, perché privilegi e arroganza davvero urtano contro ogni mio più intimo sentimento.

La Casta italiana è accusata di essere predona e inattiva ma questo è vero solo in parte. Lasciamo da parte, oggi, l’avidità e concentriamoci sull’inerzia. La politica del nostro Paese, pur fondamentalmente immobile e arretrata rispetto ai bisogni della gente, sembra tuttavia molto attiva. Ho detto sembra: i politici percorrono la penisola in lungo e in largo, affollano i talk show, irrompono alle feste di partito e non di rado ce li troviamo in libreria a presentare qualche insulso tomo a loro firma.

C’è una bella differenza tra questo finto dinamismo e l’autentica inattività osservata da altre Caste in altri Paesi. Prendiamo gli Stati Uniti: quasi una settimana è passata dalla strage in Oregon e nessun politico si è sognato di muovere un’unghia. Troppo rischioso prendere l’iniziativa laddove domina l’anacronismo anti-dittatoriale del famoso Secondo emendamento (il diritto a portare armi).

Il cielo non voglia che qualcosa del genere capitasse da noi: oltre al tremendo lutto dovremmo farci carico del preteso attivismo della politica. Battaglioni di onorevoli a Porta a Porta, furibondi confronti a Ballarò, dotti editoriali sul Foglio, inchieste a presa rapida sul Fatto, post roventi su Facebook e una mezza chilata di tweet da parte di Gasparri al quale, come già previsto per le armi giocattolo, bisognerebbe imporre un computer con il tappo rosso.

Il tutto avrebbe culmine nella relazione del ministro al Parlamento, in due proposte di legge, un decreto, una circolare ai prefetti, una ai questori e una ai provveditori. Per fortuna nel frattempo si è fatto sabato e incomincia la partita.

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