Scrivere e dipingere per leggere la realtà, meglio se a testa in giù
Scrivere e dipingere in un’illustrazione di Stefano Misesti

Scrivere e dipingere per leggere la realtà, meglio se a testa in giù

La Provincia G ha intervistato lo scrittore francese Bernard Friot

Bernard Friot è uno scrittore francese bravo e divertente che settimana scorsa era a Milano.

Scrive libri per ragazzi e siccome si diverte un mondo nel farlo, fa divertire anche chi legge. “La Provincia G” l’ha intercettato perché questa volta Friot si è inventato uno strano museo, dove parla con i personaggi dei quadri. Voi amate l’arte? E i musei?

Monsieur Friot, l’arte per i bambini vuol dire cose da studiare e quindi noia. Forse un’opera d’arte è meglio guardarla a “testa in giù”?

«Ci vuole libertà per apprezzare un’opera d’arte, libertà che si costruisce con l’esperienza e la conoscenza. Ogni spettatore deve trovare il modo per lui più giusto, più efficace di guardare, leggere, ascoltare. Io propongo un approccio più giocoso e creativo con l’opera d’arte».

Qual è il quadro e l’artista che le piace di più?

«Non posso, non voglio scegliere! È stato già molto difficile scegliere i quadri riprodotti nel libro! Ci sono tanti altri quadri e disegni nel mio museo immaginario ! Posso solo dire che i ritratti di Georg Baselitz mi stupiscono sempre, che il quadro di Artemisia Gentileschi (“Giuditta che decapita Oloferne”) è stupendo, che sono molto affezionato al disegno di Hubert Robert “Giovane uomo che legge una lettera”».

Ma lei amava andare nei musei da bambino?

«Non ho avuto molte occasioni di andare nei musei da bambino. I primi contatti con l’arte sono stati riproduzioni di quadri molto noti (“La Gioconda”, per esempio) nei libri di scuola e nei dizionari. Li ho guardati tante volte ! La prima visita in un museo, l’ho fatta quando avevo già quattordici anni… Curiosamente non mi ricordo di niente!»

Secondo lei scrivere è come dipingere?

«In un certo senso, sì : scrivere e dipingere sono due modi diversi per interpretare e “ tradurre” la realtà».

Quali sono i suoi colori e le sue parole preferiti?

«Domanda difficile! Per me, una parola o un colore non “ funzionano” da soli, ma quando interagiscono tra loro. Il grigio è bellissimo quando fa contrasto con il rosso. E la parola “brutta” fa venire l’acqua in bocca quando si tratta dei biscotti “brutti ma buoni”!»

Quando scrive lei pensa ai bambini che la leggeranno e a cosa li potrebbe divertire?

«Penso a tutti i lettori con cui vorrei dialogare, grandi o più piccoli. Cerco ad essere il più sincero, il più “onesto” possibile (per riprendere una parola di Gianni Rodari). Cerco anche la semplicità».

Che cosa le rende più allegro e cosa più pensieroso quando scrive e quando guarda un’opera d’arte?

«Ci sono libri che ti rendono più leggero, più allegro, altri ti mettono a disagio o ti fanno riflettere sul mondo, su te stesso. È la stessa cosa per l’arte o la musica».n 

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