Venerdì 20 novembre 2009

Facoltà di Scienze a rischio
Gli studenti corrono in aiuto

Quello comasco non è mai stato un ateneo "movimentista", tant’è che spesso sul Lario non hanno avuto seguito le mobilitazioni nazionali degli studenti o del personale in occasione di tagli e riforme, ma questa volta la reazione non è mancata. Un comitato di studenti si sta organizzando per contestare, e auspicabilmente evitare, la chiusura dei corsi di laurea in Informatica e Scienze dei beni culturali. Hanno mandato una lettera al rettore Renzo Dionigi, al preside Stefano Serra Capizzano, al decano dei professori della facoltà Aldo Gamba, e alla responsabile del corso di Informatica Nicoletta Sabadini. E poi hanno costituito su Facebook il gruppo «Contro la chiusura della facoltà di Scienze dell’Insubria di Como», con l’obiettivo di «informarci - recita la descrizione - sui rischi di chiusura che corre la nostra facoltà e discutere e proporre contromisure».
Nella loro missiva, gli studenti pongono ai vertici dell’ateneo 4 domande:
«1) Quale motivazione spinge 12 (almeno questa è la cifra di cui si è parlato) docenti a chiedere il trasferimento a Varese? A quali difficoltà si va incontro nella sostituzione dei professori con nuovo personale?
2) Quali sono i reali rischi di chiusura per la facoltà? Esistono dei corsi di laurea più a rischio di altri?
3) In caso di chiusura, verrebbe assicurata a tutti la possibilità di terminare la propria carriera?
4) Che ruolo gioca in tutto ciò la disparità nell’erogazione dei fondi alle due sedi?»
Finora l’unica risposta è arrivata da Serra Capizzano che si è anche reso disponibile a incontrare una minidelegazione di studenti all’inizio della prossima settimana. «Sono un calabrese coriaceo e stia tranquillo che farò di tutto perché questa facoltà, che è per qualità scientifica "il pezzo pregiato" dell’Ateneo, non solo non sia ridimensionata ma ne esca rafforzata», scrive il preside al portavoce degli allievi Mirko Rossini.
Ieri gli iscritti al gruppo su Facebook erano trentacinque.

g.bardaglio

© riproduzione riservata