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Usura, è ricattato
un imprenditore su 100

Sura, a Como ricattato un imprenditore su cento (Foto by Archive)

COMO L' 1,1% degli imprenditori comaschi ha subito atti di estorsione e di usura; il 2,2% è a conoscenza di forme di ricatto e di esercizio abusivo del credito ai danni di operatori appartenenti alla propria area produttiva. Ma tutti tacciono, per paura, per vergogna, perché ciascuno è convinto di farcela da solo.
Fu questo il risultato di una maxi indagine sviluppata nel 2008 tra la Camera di Commercio e la prefettura, partita da un presupposto: tutti lo sanno e nessuno ne parla, chi subisce si dispera, chi agisce prospera sulle bocche cucite e prospererà sempre di più se alla spirale non si pone fine adesso e subito. Adesso, perché era in corso da parte delle banche la “stretta creditizia” che stava mettendo in difficoltà le imprese e le famiglie, stavano soffiando sempre più forti i venti di crisi finanziaria e la preoccupazione degli enti di via Parini e di via Volta si concentrava sui rischi dell'accesso ai prestiti fai - da - te, debiti reclamati poi con la violenza e la sopraffazione.
Nel maggio del 2008, scattò la grande operazione fra 48.700 imprese comasche: la Camera di Commercio spedì a tutte un questionario, anonimo e riservato, per cogliere la consistenza dei reati. Rispose il 18,6% , cioè in 9.071, un successo superiore alle aspettative, a riprova del sentore del problema, ma fu confermata l'impressione: il “sommerso” è vasto ed inafferrabile. Dietro non ci sono cosche e ‘drine, ma rapporti tra soggetti più o meno singoli. Cosche e ‘ndrine che di mestiere facevano estorsioni: il sospetto era giustificato da una relazione del 1994 al Senato che lanciò l'allarme sulla criminalità organizzata del Sud che si stava spostando al Nord, nel Triangolo industriale e che attraverso l'usura, si sarebbe appropriata di attività commerciali e produttive o di servizio. «Non restituisci il prestito? Ti portiamo via l'azienda», era un po' questo il motto. «Non mi dai l'azienda, dove io possa ripulire denaro sporco? Facciamo del male a te e ai tuoi cari», era questo l'obiettivo. Il silenzio delle vittime: questa la preoccupazione, anche perché i dati sulle denunce sono inconsistenti: una o due l'anno e nel settembre 2009, ultimo dato disponibile, le statistiche sulla criminalità in provincia alla voce usura segnano un dato: una denuncia in nove mesi, due l'anno prima. Niente di più per quanto riguarda l'accesso al fondo per le vittime dell'usura: 15 istanze accolte in dieci anni, tre respinte perché non erano supportate da prove che si trattasse dei reati previsti e forse non è ancora diffusa la fiducia in questo strumento. Infatti, il 20% degli operatori che hanno subito estorsioni ed usura dichiara di non aver ricevuto adeguato sostegno dalle istituzioni, mentre il 38% s'è sentito sostenuto e protetto, ma il 38 % afferma di non aver denunciato l'accaduto. Perché: mancanza di fiducia in risultati positivi, paura di ritorsioni, scarsa conoscenza delle leggi. E il 33% non ha avuto dubbi, nella risposta:se capita, bisogna collaborare con le forze dell'ordine. Era il 2008. Chissà che cosa è successo poi. Chissà se il coraggio ha avuto il sopravvento sulla paura.
Maria Castelli
© riproduzione riservata

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