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COMO Lo scontrino del parcheggio di piazza Roma, dal quale i difensori di Leonardo Panarisi speravano di poter trovare, se non una prova, almeno un elemento per dimostrare l'estraneità del loro cliente nell'omicidio Di Giacomo, rischia in realtà di non fornire alcuna risposta. A pochi giorni dal deposito della consulenza sulle impronte digitali presenti sul tagliando del parcometro trovato a bordo furgone giallo del rappresentante di cialde di caffè ammazzato in pieno centro storico, a casa di Emanuel Capellato, nell'ottobre dello scorso anno, i risultati del primo esame compiuto dal consulente della procura non sembrano offrire alcuna indicazione utile, in vista dell'udienza preliminare. Da quanto è infatti emerso pare che sia passato troppo tempo per riuscire a evidenziare la presenza di impronte digitali sul tagliando del parcheggio.
A sollecitare la consulenza i legali di Leonardo Panarisi. La loro tesi è che a pagare il parcheggio e a ritirare lo scontrino dal parcometro quel sabato pomeriggio di undici mesi fa non sia stato Antonio Di Giacomo, ma lo stesso Emanuel Capellato, coimputato di Panarisi per omicidio volontario che, così facendo, avrebbe voluto crearsi un alibi.
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