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Fu in preda a una sorta di cortocircuito psichiatrico che Alberto Arrighi affrontò e uccise, lo scorso primo febbraio, il 42enne Giacomo Brambilla nel suo negozio di armi in centro città. Lo scrive in calce a una sorprendente consulenza tecnica di parte il professor Adolfo Francia, ordinario di Medicina legale e criminologia all'Università degli studi dell'Insubria, incaricato dai difensori di Arrighi di stilare un profilo psicologico dell'insospettabile armaiolo di via Garibaldi, con particolare riguardo al lungo pomeriggio in cui prima uccise, espolodendo tre colpi di pistola da distanza ravvicinata, quindi decapitò la sua vittima. Francia, che è tra l'altro uno dei criminologi di riferimento sia della Procura che dell'ufficio gip del tribunale di Como, descrive gli estremi di una sorta di blackout improvviso, senz'altro transitorio, ma di fatto in grado di limitare in modo sostanziale le percezioni di Arrighi: «Si può dire con certezza - conclude il professore - che nel momento in cui ha commesso il delitto (Alberto Arrighi) non aveva la capacità di intendere e di volere a causa di un disturbo psicotico breve con rilevanti fattori stressanti». La consulenza di parte - una sorpresa per tutti visto che in pochi avrebbero scommesso sull'eventualità di una scelta difensiva che chiama la Procura al confronto su un terreno finora inedito - è contenuta in un voluminoso dossier depositato negli uffici del pm Antonio Nalesso dall'avvocato Ivan Colciago, legale di Arrighi.
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"Blackout improvviso e transitorio" quel tanto che basta per architettare nei minimi dettagli il delitto prima di commetterlo, dalla scelta del luogo, del momento, dell'arma, delle modalità di occultamento del cadavere e delle prove delle telecamere di sorveglianza... Ma per piacere!!!
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