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Il mistero dei 134 miliardi di dollari in titoli di credito Usa sequestrati in dogana finisce in Parlamento. Nei giorni scorsi cinque deputati hanno presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per chiedere chiarimenti sull’intrigo dei bond trovati dalle fiamme gialle e dai funzionari della dogana, il 3 giugno scorso, nella valigetta di due cittadini giapponesi.
I parlamentari, in particolare, chiedono lumi al ministero in particolare sui motivi per cui i due nipponici, dopo essere stati trovati in possesso di un tesoro il cui valore ammonta all’1% del pil degli Usa, siano stati «lasciati in libertà». Inoltre «se sia stata accertata l’autenticità o la falsità dei titoli sequestrati» e, «nel caso negativo, se» Tremonti «non ritenga utile richiedere un intervento del governo Usa al fine di ottenere aiuto per un accertamento più rapido e sicuro grazie alla collaborazione di esperti».
Infine, «nel caso in cui l’accertamento facesse emergere l’autenticità dei titoli», i deputati firmatari dell’interrogazione, chiedono se il ministero «intenda avvalersi del diritto di beneficiare della somma comminata come sanzione amministrativa prevista dalla legge in questi casi», ovvero qualcosa come 38 miliardi di euro, una cifra astronomica che aiuterebbe e non poco i conti pubblici italiani, essendo pari a due finanziarie.
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