Martedì 14 settembre 2010

Tre presidi contro il rettore
Insubria: "E' il collasso"

COMO - Università dell'Insubria, presidi contro il rettore. In ateneo volano gli stracci e al centro della guerra c'è il futuro del corso comasco di Economia, che resta ancora in bilico (la parola definitiva dovrebbe arrivare domani, durante una riunione del Senato accademico che si annuncia infuocata). Ma non solo. La discussione riguarda, più in generale, la gestione dell'ateneo, tanto che il preside della facoltà comasca di Scienze, Stefano Serra Capizzano, arriva a chiedere le dimissioni dei vertici dell'Insubria, parlando di un ateneo «al collasso finanziario» e «malato di nepotismo». A scagliarsi contro il rettore sono, pur con toni diversi, tanto Capizzano quanto il preside di Economia, Matteo Rocca. Ma arrivano bordate anche dall'ex numero uno di Medicina, Paolo Cherubino (ne parliamo a parte). Le prese di posizione sono contenute in alcune “lettere aperte” inviate nelle ultime ore a tutto il personale dell'ateneo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il caos sul destino del corso comasco di Economia: le iscrizioni degli studenti vengono accettate «con riserva», visto che non c'è la garanzia del rispetto dei requisiti minimi di docenza fissati dal ministero. Il consiglio di facoltà, inoltre, aveva votato per la chiusura del corso, decisione poi sconfessata dal Senato accademico. Una procedura che il preside definisce «una lesione del sistema di autonomie su cui si basa il funzionamento dell'ateneo», aggiungendo che un'eventuale nuovo intervento sul tema da parte del Senato, nella seduta di domani, sarebbe inopportuno e illegittimo. Già la scelta di accettare con riserva le immatricolazioni ha rappresentato «un pesante messaggio di incertezza nei confronti della potenziale utenza, che sta avendo gravi effetti». Le decisioni, aggiunge Rocca, andrebbero prese con maggiore «condivisione e coordinamento». Ben più duro il preside di Scienze Como, che parla di situazione «di vera e conclamata emergenza» e di «incredibile connubio di protervia e sciatta approssimazione» da parte dei vertici nella gestione del “caso Economia”. Capizzano denuncia: «Siamo al collasso finanziario», «non siamo in grado di tenere i corsi alla luce del decreto 270» (penultimo posto in Italia per numero di docenti rispetto ai corsi), «siamo malati di nepotismo». Di qui la stoccata finale: i vertici dell'ateneo «dovrebbero considerare le proprie volontarie e immediate dimissioni».
Michele Sada

a.savini

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