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Addio bici gratuite a Como
In una anno rubate tutte e 40
COMO Torna «Biciamo», la pedalata per le vie di Como proposta dall'omonimo gruppo dell'associazione La Città Possibile. Partenza oggi alle 15 dall'ex chiesa di San Francesco, dove è in corso una mostra sulle biciclette da lavoro, promossa dall'Aism. A differenza di 12 mesi fa, stavolta si può partecipare soltanto portandosi il mezzo da casa: sì, perché delle 40 bici arancioni "liberate" lo scorso anno non ne rimane in circolazione nemmeno una. Tutte sparite. O, meglio, rubate.
Così è finita sul Lario la prima esperienza di "bike sharing", letteralmente "bici in condivisione", una realtà che in altri capoluoghi lombardi (da Varese a Cremona, da Brescia a Milano) è già attiva da tempi più o meno lunghi e, soprattutto, è riconosciuta e gestita dalle istituzioni. Con tessere magnetiche per prelevare i mezzi e rastrelliere o depositi dove "ancorarli". «La nostra è stata un'iniziativa un po' provocatoria, finalizzata anche a sensibilizzare gli enti locali - afferma Marco Castiglioni del gruppo "Biciamo" -. Qualche furto ce lo aspettavamo. Ma farle sparire tutte è stato da morti di fame, anche perché non erano delle bici di marca, ma pezzi donati da soci e simpatizzanti de La Città Possibile, oppure recuperati dalle discariche, e rimessi in sesto nell'officina dell'ex Opp, dagli ospiti della comunità La Quercia». Lo spirito dell'iniziativa era molto semplice: chiunque era libero di prendere la bici al bisogno, purché, dopo averla usata, la rilasciasse in un luogo pubblico. Unico deterrente contro i sempre attivi "ladri di biciclette" la vernice arancione con cui erano stati ricolorati tutti i mezzi e il cartello, attaccato alla canna, che spiegava la filosofia di «Biciamo». Risultato? «Le hanno rubate e riverniciate - dice Castiglioni -. Una l'ho vista di recente in viale Varese: sotto uno strato di vernice nera traspariva ancora quella arancione...».
La pedalata odierna si snoderà tra la zona della caserme e quella di Villa Geno, per un totale di una decina di chilometri, lungo percorsi che, «con pochi accorgimenti, si presterebbero alla convivenza tra automobili e biciclette». In una serie di tavole, esposte alla San Francesco, la Città Possibile ha evidenziato sia i due grandi percorsi ciclabili che si potrebbero realizzare, quasi in piano, in convalle e nella zona di Albate-Rebbio. «Sarebbe sufficiente che il Comune realizzasse quanto aveva previsto nel piano del traffico del 2001», rimarca Alberto Bracchi di «Biciamo». Oltre ai percorsi sicuri, erano contemplati 5 depositi custoditi. E invece, dieci anni dopo, i ciclisti a Como sono ancora in balia delle auto e dei ladri.
Pietro Berra
© riproduzione riservata
Partecipando a Biciamo, pedalata tra le vie di Como, mi sono reso conto ancora di più della mancanza di piste ciclabili!! Infatti è bastato che si raggruppassero un po' di bici per mandare in tilt il traffico, cosa che non sarebbe accaduta se fossero state presenti corsie dedicate. ... e poi i progetti e le idee de La Città Possibile ci sono, sono espsoti in una serie di tavole visibili alla mostra presso San Francesco.
Saggio il consiglio di anto291. Solo strutturando delle vere piste ciclabili e poi possibile implementare seriamente altri servizi. A meno che, come sempre, le iniziative non abbiamo fini propagandistici e non pratici. Sul tema un suggerimento. La zona villa olmo-vila balbianello dovrebbe essere interessata da un progetto di collegamento ed unificazione in un grande parco. Il lungolago è in rifacimento. La passeggiata di viale Geno già in alcuni tratti/fasce orarie è pedonale. E' così difficile pensare ad una stupenda pista ciclabile che vada quasi da Tavernola fino a villa Geno? Forse è troppo semplice e attirerebbe anche cittadini da fuori città...che non votano quindi!!!
non mi stupisce, sarebbe successo ovunque, il mondo è fatto d "furbi" o di gente che si ritiene tale. ma c'è una cosa che mi stupisce e anche tanto. Che Como non sia una città ciclabile. Spiego meglio. Ho vissuto due anni a Como, provenendo dal lago di Garda. Mi sono affezionata alla città e al lago che trovo essere luoghi privilegiati dalla natura e dall'arte. Per questo è con sconcerto che mi sono resa conto, dopo il mio trasferimento, che in bicicletta da quelle parti non è possibile andare: e non mi riferisco solo all'assenza totale di piste ciclabili, ma anche all'inesistenza di corsie preferenziali sulle strade... pedalare per le strade di Como significa ogni volta mettere a repentaglio la propria vita con le auto che ti sfiorano e suonano il claxon per il solo fatto che tu OSI essere lì! Il bike sharing è una bella iniziativa che funziona ovunque con le dovute precauzioni (registrazione, cauzione, lucchetto ecc.) ma a Como consiglio, prima di addentrarsi per questa via di prevedere una viabilità che permetta agli eventuali ciclisti di sopravvivere (alle auto e anche alle buche!).
non meritiamo veramente niente. non sappiamo salvaguardare il nostro e ci lamentiamo che non se ne combina una giusta. ma vogliamo valorizzarci ?
Un ricordo della mia infanzia, anni 50, quando potevi lasciare tranquillamente la porta e le finestre aperte andare a fare la spesa, dal postaio, o altre comissioni che nessuno avrebbe toccato o rubato qualcosa. Adesso siamo cosi conciati che rubano anche le biciclette della comunità Poveri noi come siamo caduti in basso!!!!!
Un ricordo della mia infanzia, anni 50, quando potevi lasciare tranquillamente la porta e le finestre aperte andare a fare la spesa, dal postaio, o altre comissioni che nessuno avrebbe toccato o rubato qualcosa.
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