Giovedì 09 giugno 2011

Nuova vita per i vecchi lavatoi
«Punti informativi e di ristoro»

COMO - Sei bombolette di vernice spray, una lattina di coca-cola e una di chinotto, galleggiano nelle due grandi vasche dove un tempo le donne risciacquavano i panni. Siamo al lavatoio di via Mincio a Civiglio, divenuto terra di conquista dei graffitari, sempre pronti a scovare, e a riutilizzare alla loro maniera, il patrimonio edilizio dismesso di questa città. Qualcuno si è anche divertito a prendere a sassate i vetri. Mentre il tetto viene giù da solo. Un vero peccato, considerando che «la tipologia di questo lavatoio appare come la più interessante fra quelle ancora esistenti», come sottolineava Lorenzo Marazzi nel suo libro Lavandaie e lavatoi a Como, pubblicato dalla Famiglia comasca nel 2008.
A pochi giorni dal referendum sull'acqua, un'altra associazione che da qualche anno si è presa a cuore la sorte di questi storici manufatti, La Città Possibile, torna a sollecitare il recupero almeno di quelli più importanti. A cominciare da via Mincio a Civiglio. «L'acqua di Como è di buona qualità rispetto a quella di altri capoluoghi: siamo fortunati e dovremmo valorizzare questo aspetto», afferma Cesara Pavoni, che dal 2007 ad oggi ha condotto una meticolosissima mappatura dei lavatoi della città. «Qualche anno fa - aggiunge la volontaria - l'Amministrazione provinciale aveva redatto un progetto per collocare sul territorio dei distributori di acqua, a forma di casette. Ma non sarebbe meglio utilizzare a questo scopo i lavatoi, che hanno anche una valenza storico-architettonica e sono sotto il diretto controllo di Acsm, garante della qualità dell'acqua?». Tra l'altro, dal 1999 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di Beni Culturali ed Ambientali) i lavatoi fanno parte del patrimonio storico, artistico, demo-etno-antropologico nazionale e, di conseguenza, i comuni sono tenuti ad affrontare il problema della loro tutela. Quello di Como aveva effettuato un censimento nel 2004, cui non è seguita alcuna azione concreta: in altre realtà sono stati in parte alienati e in parte ristrutturati, mentre Palazzo Cernezzi non è nemmeno riuscito a raggiungere un'intesa con l'associazione (Borgovico 33) che aveva proposto di adibire a spazio culturale (a proprie spese) uno dei più importanti, quello di via Alciato, di fronte all'asilo Sant'Elia di Terragni.
Partendo dall'indagine del Comune, che aveva rilevato 25 lavatoi, Cesara Pavone ha approfondito le ricerche, arrivando ad individuare e a visitare, ove ancora possibile, ben 28 strutture (nel grafico sopra quelle ancora esistenti). Di recente ha completato la mappatura, facendosi largo tra i rovi di via Valorsa a Breccia per immortalare l'ultimo dei lavatoi dimenticati. E ora rilancia - in versione aggiornata - un progetto che La Città Possibile aveva già presentato al Comune come proposta da inserire nel redigendo Piano di governo del territorio. «Proprio il lavatoio di via Valorsa è tra i più interessanti, anche per la sua posizione, all'ingresso di un sentiero che porta in Spina Verde. Analogamente - prosegue Pavoni - altri lavatoi comaschi sono vicini a punti di interesse paesaggistico: quello di via Bignanico, da cui si sale sul colle di Cardina; quello di Lora, alle porte della Valle del Cosia; e quello di via Valbasca, ad Albate, vicino all'omonimo percorso ciclopedonale che arriva fino a Lipomo». Senza dimenticare, naturalmente, il lavatoio di Civiglio, da cui siamo partiti e da dove ci si può inerpicare fino alle colme sopra Brunate. Poi ce ne sarebbero altri, come quello di via Tagliamento, sempre ad Albate, prossimo all'oasi del Bassone. Ma, per non allargare troppo il discorso rischiando di farlo rimanere puramente teorico per ovvi problemi di costi, La Città Possibile propone di cominciare proprio dai 5 lavatoi sopra elencati. «Potrebbero diventare una rete di relais dei sentieri - dice Pavone -. Punti di sosta, come quelli una volta dedicati all'abbeveramento dei cavalli, dove si può riempire la borraccia, consultare le mappe dei sentieri limitrofi e avere informazioni sull'acqua di Como». La Città Possibile vorrebbe inserire in questo sistema di lavatoi ricreativi anche quello di via Alciato: «È il più centrale - osserva Pavone -. Potrebbe raccogliere anche la storia degli altri lavatoi e fungere da stimolo per andarli a visitare».
Un programma affascinante. Ma Como può davvero trovare le energie e le risorse per attuarlo? «Se i residenti e le circoscrizioni si fanno sentire sì - è convinta Pavone -. Così il Comune si è deciso a ristrutturare quello di Lora. E ad Albate ci sono due lavatoi tenuti molto bene e ancora usati».
Pietro Berra
p.berrra@laprovincia.it

p.berra

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pontealpino scrive: 10-06-2011 - 01:05h
Brava Cesara Pavone e complimenti all'Associazione La Città Possibile Como! MarcoP