Rimani aggiornato! Puoi essere avvisato quando viene inserita una notiza di tuo interesse:
COMO Radiazione definitiva dall'albo degli psicologi, per Waldo Bernasconi. L'annuncio è stato dato in apertura di udienza, ieri mattina a palazzo di giustizia di Como, dal pm Mariano Fadda. Il tribunale civile di Firenze, infatti, ha respinto il ricorso presentato dai legali del guru dell'anoressia contro la decisione dell'albo degli psicologi di cancellarlo dall'elenco dei professionisti abilitati. Una novità che ha introdotto un'udienza dai contenuti e dai toni pessimi per l'inventore della teoria neoreichiana per la cura dei disturbi dell'alimentazione. Udienza durante la quale una testimone si è addirittura rivolta ai giudici della corte prima di lasciare l'aula per dichiarare: «Posso aggiungere io una cosa? Chiedo sia fatta davvero giustizia. Per me e per chi non c'è». Un riferimento, quest'ultimo, a Daniela, giovanissima paziente morta suicida diverso tempo dopo aver lasciato la casa di cura SanaVita di Waldo Bernasconi. Due eventi, la permanenza nella clinica e il suicidio, che non vengono assolutamente messi in relazione dagli inquirenti. Eppure la storia di Daniela ha gettato un velo nuovo nel processo.
Come da Firenze arriva la notizia del ricorso contro la radiazione respinto, da Firenze arriva pure una delle testimonianze che maggiormente hanno massacrato la figura del guru dell'anoressia e del suo entourage. Chiara, giovane paziente rimasta a SanaVita per un anno e tre mesi tra il 2003 e il 2004, riversa su pm, avvocati e giudici una verità difficile indigesta per le tesi della difesa.
A convocare la giovane a SanaVita era stato Piero Billari, pure lui imputato nel processo in corso a Como: «Mi disse di portare con me qualche vestito un po' più appariscente e qualche stivale». Niente camice nella casa di cura di Breganzona. Il perché è stato ben presto chiaro: seduzione, fascino e sensualità sono tra i capisaldi della teoria neoreichiana del "professore" accusato dalla procura di non essere neppure dottore. Il racconto della testimone si è fatto pesante soprattutto quando ha ricordato l'amica e compagna di stanza Daniela: «Mi ha raccontato le sue sedute con il professore - ha detto in aula - Lui la faceva sdraiare per terra su un materassino, la faceva spogliare tutta e le diceva di praticare dell'autoerotismo». Una confessione che la stessa Daniela avrebbe fatto all'amica, in un'occasione: «Me lo ha riferito lei, tra il triste, il deluso, l'amareggiato. Ma lei si fidava, di quell'uomo». Anziché migliorare, però, la ragazza peggiorava: «Quando usciva dallo studio del professore sembrava come drogata. È peggiorata».
Il sesso, l'autoerotismo, i massaggi a luci rosse: sempre lì si va a finire. Ma Chiara è forse la teste più esplicita mentre ricorda una seduta di teatroterapia con Isaac George: «Uomini e donne, tutti singolarmente, ci disse di toccarci, di fare autoerotismo». Simularlo, chiede il pm? «No, proprio farlo». In un caso, poi, Daniela avrebbe confidato all'amica di «avere avuto un rapporto sessuale con il professore». Quell'uomo che il giorno del compleanno della ragazza s'è presentato a SanaVita con un macchinone, «una Ferrari, mi sembra: era venuto a prendere Daniela e a portarla fuori» per una cena a due. Una romanticheria, forse. Chissà se la penserà così anche il tribunale.
Paolo Moretti
© riproduzione riservata
Terremoto in Emilia: paura anche nel Comasco - Ballottaggi: ...
Il Giro d'Italia a Como
Crolla la palestra
Genova, un minuto silenzio per Melissa
Invia il tuo commento