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ERBA «Cosa dobbiamo dire di fronte al funzionario di banca che dice: "So che ha una brutta reputazione, ma io se sono sono amico sono più tranquillo". E siamo a Erba. Non a Platì». Parole amare quelle che usa il pubblico ministero antimafia di Milano per raccontare la pericolosa amicizia tra un incensurato e insospettabile funzionario di banca erbese e due presunti affiliati ai clan calabresi, ovvero Franco Crivaro, in cella con l'accusa di associazione mafiosa, usura e porto illegale di armi, e Pasquale Varca, accusato di essere il capo della locale di Erba della 'ndrangheta.
E' lo stesso funzionario che - sentito come persona informata sui fatti nell'inchiesta Infinito contro la 'ndrangheta in Lombardia - ammette: «Su Franco Crivaro giravano informazioni negative sia sul piano finanziario che su quello morale. Ma l'essergli amico mi dà tranquillità».
La storia emblematica, perché sintetizza quelle dinamiche più volte denunciate dagli inquirenti che finiscono per trasformare un tessuto economico e sociale sano in un ambiente infiltrato dalla malavita, emerge dalle pieghe dell'udienza preliminare a carico dei 119 presunti affiliati alla 'ndrangheta lombarda.
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