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COMO La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Emanuele La Rosa, che chiedevano di rivedere la pena a 3 anni e 5 mesi patteggiata per la macabra partecipazione dell'ex pizzaiolo di Senna alla decapitazione di Giacomo Brambilla.
Il pensionato, che ha trascorso sei mesi in cella in custodia cautelare, chiederà infatti di poter scontare i restanti 2 anni e 11 mesi in affidamento ai servizi sociali. Quindi senza tornare in cella.
La Rosa, nel febbraio di due anni fa, aiutò il genero Alberto Arrighi - condannato in primo grado a trent'anni per omicidio premeditato - a mutilare orribilmente il corpo della vittima e poi tentò di distruggere la testa nel forno della pizzeria La Conca d'Oro di Senna Comasco.
La Rosa accettò di patteggiare la pena a 3 anni e 5 mesi per vilipendio e occultamento di cadavere. Poi, però, decise di impugnare la pena patteggiata da lui stesso in Cassazione. La Suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e la sentenza è così passata in giudicato.
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