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Hezbollah, blitz sul Lario
Nove case perquisite dalla digos

OLGIATE COMASCO Nove perquisizioni in altrettanti appartamenti abitati da cittadini di nazionalità turca e da un libanese, sono state eseguite nel corso dell'altra notte da agenti della Digos della questura di Como.

L'operazione si è svolta con il coordinamento della questura e della Procura della Repubblica di Terni, cui si deve una indagine su una sospetta associazione dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
L'ipotesi è quella che il gruppo (capeggiato dai sei cittadini turchi, tutti arrestati a Terni e a Trieste, l'altro capoluogo di provincia coinvolto nell'attività), favorissero l'ingresso in Italia di clandestini curdi da sfruttare nel circuito dei venditori di kebab. I sei arrestati sarebbero tutti riconducibili agli ambienti della Hezbollah turca, organizzazione di credo islamico sunnita nata con l'obiettivo dichiarato di creare uno «stato retto dalla Sharia, sul territorio della Repubblica turca».

Le perquisizioni nel Comasco si sono svolte tra Olgiate (due appartamenti perquisiti), Gironico (uno), Fino Mornasco (tre), Cassina Rizzardi (uno), Lurate (uno) e Luisago (uno).

A ogni perquisizione corrisponde ovviamente una iscrizione sul registro degli indagati, ma la posizione dei "comaschi" sarebbe ancora tutta da chiarire. Di sicuro c'è che la Digos ha raccolta un voluminoso quantitativo di documenti, che saranno ovviamente mandati a Terni per essere tradotti.
Attraverso la prospettiva della regolarizzazione, mediante l'abuso dell'asilo politico, l'organizzazione - è emerso dall'indagine - favoriva l'ingresso dei curdi ricorrendo a trafficanti di esseri umani (navi e tir), passaporti di servizio, visti di breve durata, sostituzione di persona e matrimoni simulati. I turchi giunti in Italia, alcuni poi destinati ad altri Paesi, ottenevano dall'organizzazione vitto, alloggio e occupazione.

Lo stesso gruppo - ritiene ancora la polizia - li avviava poi alla procedura per il riconoscimento dell'asilo, predisponendo le dichiarazioni tipo da rendere, accompagnate da documentazione contraffatta (tessere di partiti politici, mandati di cattura, certificati medici attestanti esiti inesistenti di ferite da tortura).

Il più delle volte è stato accertato che i cittadini turchi dichiaravano falsamente l'appartenenza a partiti politici organici al Pkk, per ottenere più facilmente il riconoscimento dell'asilo politico che ha consentito ai curdi anche di sottrarsi al rischio estradizione in Paesi dove avevano condanne per reati anche eversivi.

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