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COMO C'è già un collegamento per i mezzi di cantiere che sale da via Ennodio, la stradina che gira attorno al posteggio di via Spartaco, accanto al cimitero. Una spianata di terra su cui si muoveranno avanti e indietro camion, ruspe, escavatori.
Rebbio e Como dicono addio al Parco Lissi, un pezzo di città che negli ultimi vent'anni ha ospitato sagre, rassegne, feste, tanta politica ma anche solidarietà e associazionismo. Sulle sue ceneri sorgeranno due condomini con rimesse interrate a tre piani fuori terra, un piccolo parco, una trentina di appartamenti. Tutta edilizia convenzionata, realizzata dalla Coop Casa Como e dall'impresa Carboncini, che hanno beneficiato di una modifica della destinazione d'uso del terreno passata sotto totale silenzio un paio d'anni fa. Il Parco Lissi era, è edificabile e pochi lo sapevano:«Lo sapevamo noi», spiega Antonio Russolillo, ex dirigente del Pci comasco, fondatore della Cooperativa Lissi e per una vita custode, assieme a un manipolo di volontari, di questo angolo di verde nel cuore di Rebbio.
«Purtroppo non c'è stato nulla da fare. Quando all'inizio degli anni Novanta acquistammo la metà del terreno, ci impegnammo a ripristinare lo stato dei luoghi nel caso in cui l'area fosse diventata edificabile - ricorda Russolillo -. E purtroppo è successo.Il terreno è diventato edificabile e noi siamo stati costretti a fare un passo indietro».
Coop casa Como è una società cooperativa a mutualità prevalente, che svolge cioè la propria attività a favore dei suoi soci. Esiste dal 1982, e da allora ha realizzato qualcosa come cinquecento interventi in tutto il territorio della provincia: dal capoluogo a Cantù, San Fermo, Orsenigo, Albiolo, Binago, Cernobbio, Menaggio.
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Roba da matti. Che schifo.
Inutile lamentarsi: per la maggior parte degli amministratori il verde è solo dello spazio su cui non si è ancora costruito.
Trovo assurdo che si cannibalizzi una delle poche aree verdi di Rebbio, oserei dire anche di Como per costruire ancora, quando il territorio di Rebbio e limitrofi è già stato abbodandemente cementificato e il numero di case invendute sono altissime, capisco che sia edilizia convenzionata, ma sicuramente ci sono altre soluzioni.
Questa vicenda suscita due sentimenti: rabbia e schifo. Ogni giorno si raccolgono i frutti dello scempio della banda Bruni & co. Come se a Como non ci fosse abbastanza cemento. In questa vicenda purtroppo anche le opposizioni e le varie associazioni non hanno fatto molto, il quartiere non è stato sensibilizzato a dovere. E così, perdiamo un ennesimo pezzo di verde, e acquistiamo altre case. Come diceva Nanni Moretti, continuiamo così, a farci del male.
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