La tangenziale resterà monca
E' caos sugli svincoli ad Albate

L'uscita del primo pezzo è incompatibile con l'ipotesi della Varese - Como - Lecco

COMO La tangenziale di Como resterà monca. Non è più la previsione dettata dalla mancanza assoluta di finanziamenti per la realizzazione del secondo tratto (né prima né dopo il maxi aumento dei costi lievitati fino a 845 milioni di euro), ma quanto emerge dalle carte che saranno esaminate domani pomeriggio in amministrazione provinciale dalla commissione Territorio.
Villa Saporiti è decisa a dare battaglia - anche legale - per ottenere quanto previsto dagli accordi di programma per la costruzione della Pedemontana, sottoscritti da tutti gli Enti. L'obiettivo è quello di mantenere la tangenziale intera legata alla realizzazione della Pedemontana, unica ciambella di salvataggio. I tempi, però, stringono. Ci sono infatti da assegnare un miliardo di euro per compensazioni sulla viabilità locale alle Province interessate dalla grande opera e, se il pronunciamento sulle rivendicazioni comasche (tra ritardi, rinvii e tentennamenti Villa Saporiti ha perso un anno) non arriverà a breve, c'è il rischio che anche i pochi fondi ancora disponibili vengano impegnati in modo irreversibile con l'effettiva realizzazione delle opere lasciando Como a bocca asciutta e con mezza tangenziale.
Come se non bastasse adesso esplode anche il caos sullo svincolo del primo lotto, ad Albate. Originariamente aveva la forma di un ottovolante, poi è stato modificato. I lavori sono già iniziati e stanno seguendo quanto previsto dal progetto definitivo che comprende anche il secondo lotto (da Albate ad Albese) che si innesta sul primo all'altezza dell'Acquanera.
Dalla Regione Lombardia hanno più volte evidenziato che il secondo lotto originario non sarà realizzato a causa dei costi troppo elevati e l'assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo ha premuto il piede sull'acceleratore del collegamento autostradale Varese-Como-Lecco (su cui c'è la contrarietà di Provincia e Comuni ad eccezione del capoluogo). Nell'ambito di questa autostrada (il costo supera il miliardo e mezzo di euro) era stato ipotizzato un nuovo secondo lotto alternativo. Il progetto è nero su bianco sullo studio di fattibilità, cioè ancora nell'ambito delle ipotesi. Ma il percorso è decisamente diverso da quello originario: anziché ad Albese, la strada va da Albate a Cantù passando da Senna.
E qui spunta il pasticcio del raccordo. L'ipotesi di svincolo nel caso del secondo lotto inserito nella Va-Co-Lc prevede una sorta angolo retto con il primo lotto e, soprattutto, un'unica uscita sia per l'immissione nel nuovo tratto sia per collegarsi alla viabilità ordinaria e al viadotto Oltrecolle-Canturina.
Lo svincolo del progetto definitivo non è però compatibile con quello dell'ipotetica Va-Co-Lc. Se si realizzasse il primo ci si ritroverebbe con un'incompiuta in quanto il secondo lotto non è finanziato, mentre l'altra soluzione non può essere trasformata in cantiere essendo ancora un'ipotesi. Non solo. Se si decidesse di costruire il secondo lotto in direzione Senna non ci sarebbero più gli spazi necessari e si dovrebbe arrivare ad abbattere quanto costruito. Un punto morto, insomma. In entrambi i casi.

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