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ALZATE Se n’è andata troppo presto, Katia Longhi. Ma non se n’è andata per sempre. Un po’ di lei resterà qui, tra quanti l’hanno amata, e vivrà attraverso i suoi due gemelli, partoriti una decina di giorni fa. E attraverso la speranza che ha creato donando i suoi organi. Un prelievo che la struttura ospedaliera Manzoni di Lecco ha definito “eccezionale”, e che ha visto pazienti in condizioni gravissime riceve una nuova possibilità grazie ai suoi reni, al pancreas e al cuore, i polmoni, fegato e vasi arteriosi e venosi, le sue cornee.
Un epilogo nel segno della vita che ha commosso anche i sanitari della struttura ospedaliera lecchese, dove Katia Longhi, 33 anni, infermiera alla clinica Le Betulle di Appiano Gentile, era ricoverata dal 28 giugno. Dal giorno in cui, dopo aver dato alla luce i suoi bambini – un maschio e una femmina – al Fatebenefratelli di Erba, era entrata in coma irreversibile a causa di una emorragia cerebrale, e per questo era stata trasferita d’urgenza. Al reparto di Neurorianimazione del Manzoni Katia Longhi, originaria di Capiago ma residente ad Alzate Brianza da cinque anni, dal matrimonio con Davide Pellizzoni, è arrivata in condizioni gravissime, e vi è rimasta per nove giorni, in coma profondo e senza mai riprendere conoscenza. Martedì sera alle 21.30 la tragica conclusione, con l’accertamento del decesso della giovane mamma, in seguito al quale il marito Davide ha dato l’assenso a un prelievo multiorgano.
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