Fino Mornasco, due mesi
per dare il pc al medico ribelle

Ma non è pentito e dice: «Ma le ricette le scriverò sempre a mano»

Il caso di Mario Tagliabue fa il giro d’Italia con tanto di editoriali e partecipazioni in tv

«Continuerò a scrivere le ricette a mano. Per mettere il computer ci vorranno due mesi, colpa dei tempi epici e delle procedure borboniche della nostra burocrazia. Se tutta Italia parla di me è perché il problema è reale». Mario Tagliabue, il medico di base di Fino Mornasco che ha sfidato la burocrazia e il computer, è la star del momento. Ieri il dottore ha scomodato Rai Uno, la prima pagina de Il Giornale con Vittorio Feltri, tutta Italia si interroga sulla sua curiosa vicenda. Tagliabue si è rifiutato di usare il computer nel suo studio, l’Asl di Como l’11 luglio l’ha cacciato per inadempienza.

Per il bene dei suoi millequattrocento pazienti poi il medico ha detto di si al pc, ma le motivazioni restano.

«Non mi sarei mai immaginato tutte queste reazioni, volevo solo accendere i riflettori sui tanti medici a cui non viene lasciato fare il proprio mestiere. La burocrazia è tale che ci schiaccia. Se ho scatenato giornali e televisione è perché il problema c’è ed è latente».

Il problema però non è la tecnologia, Tagliabue non ha pregiudizi nei confronti di email e internet come tiene a precisare.

«Io amo la tecnologia, è utile per fini diagnostici, per l’anamnesi. Assicuro: il computer è uno strumento che uso benissimo. Ma il carico di burocrazia che ne deriva spesso non ha senso, ci fa perdere un mare di tempo».

«Se tramite computer non vengono fatte almeno l’80% delle ricette, quindi per forza nel proprio studio, le quote vengono decurtate. - spiega il medico -Della decurtazione poco mi importa, però mi pare una assurdità. Tanti medici come me lavorano con persone anziane, occorre prestarsi a fare visite a domicilio, a compilare le ricette a mano. Non è ragionevole mettere in crisi pazienti già bisognosi costringendoli a fare strada o a chiedere un favore al parente o al figlio di turno».

Non è questione di tablet o notebook, ma per salvare i pazienti dalla burocrazia è meglio la carta e la penna.

Dice ancora il dottore: «La nostra professione, quella di medico di base, non è più ambita come un tempo. Ci sono troppi impedimenti. Per noi professionisti di una certa età non ci sono problemi insormontabili, ma per i giovani che iniziano da zero è impensabile. Tutto deve essere a norma, al contrario di quanto accade in tanti studi Asl, si viene pagati a quota, ma tra affitto e allacciamenti i conti non tornano».

Che fare

Meglio fuggire o dedicarsi a cliniche private allora: «Meglio fare quel che si crede, ma dai medici di base non si può prescindere. Senza i pronti soccorso saranno strapieni, le famiglie non avranno il supporto necessario, serve chi consigli determinati esami e controlli, fare le giuste prescrizioni e non analisi a tappeto».

La pietra angolare del sistema sanitario nazionale insomma, una costruzione che di questi tempi scricchiola. Così succede che per un giorno in difesa della propria professione e della salute dei suoi pazienti un medico di base è diventato famoso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA