Il sindaco lancia l’allarme povertà
Como clochard trovato morto in via Carso (Foto by Carlo Pozzoni)

Il sindaco lancia l’allarme povertà

Mario Landriscina: «C’è una città che continua a stare bene o molto bene e una che invece peggiora»

«Pochi soldi per intervenire sugli stabili comunali. Nessuno sembra più avere 30mila euro per prenderli all’asta»

Il sindaco Mario Landriscina lancia l’allarme. Esiste una città povera a cui il Comune e i soggetti del Terzo settore faticano sempre più a garantire aiuto.

«Sembra paradossale - dice- ma dopo aver letto le carte ribadisco che la famiglia morta nella strage di via per San Fermo, dal Comune era stata seguita con attenzione e bene sono stati seguiti altri casi dello stesso periodo che ho preso a riferimento per farmi un’idea complessiva del funzionamento della macchina comunale. Ma temo - continua il sindaco - che certi standard di assistenza non saranno più garantiti».

Futuro difficile, innanzitutto per mancanza di risorse economiche, ma non solo.

«Non posso assumere»

«Abbiamo in carico oltre cento bambini e ragazzi non accompagnati, come si dice tecnicamente, da assegnare all’esterno. Se la tendenza di aumento è quella a cui abbiamo assistito in questi anni, non saremo più in grado di gestire la loro richiesta di aiuto. Mentre nel caso dell’emergenza migranti la collaborazione tra Governo, Comune e Terzo settore tutto sommato dimostra di tenere, nel caso dei minori non è così. Per loro servono assistenti sociali, educatori, psicologi che soltanto il Comune deve garantire e che non può assumere. Questo mi inquieta seriamente».

«Siamo una città con un’alta presenza di soggetti che possono denunciare difficoltà. Senza dimenticare che, fra l’altro, abbiamo 1500 stranieri su 86mila abitanti». Tra loro, a proposito, anche tanti clochard e migranti che, fra l’altro, non vogliono essere assistiti; tra i profughi decine di persone che non vogliono altro che varcare il confine con la Svizzera.

Per chi sta qui, invece, è forte il problema dell’integrazione: «Sociologicamente, dal punto di vista umanitario, abbiamo svolto e svolgiamo un lavoro importante. Però - vorrei aggiungere questa riflessione -lo svolgiamo in un tempo troppo breve per essere metabolizzato. Siamo spesso di fronte a diverse culture che non si assimilano. Per esempio funziona il tavolo interreligioso fra chiese cristiane, ma non c’è e non funziona una conferenza delle comunità straniere».

In ogni caso l’allarme povertà, dice il sindaco, non è affatto circoscritto agli ultimi arrivati sul Lario:

«C’è una città che continua a stare bene o molto bene, e una città che invece peggiora, che necessiterebbe di iniezioni economiche, a cominciare dagli stabili dove risiede». Le risorse, però, non sono sufficienti. «In questo settore abbiamo dato priorità alle scuole perché difettano ancora delle certificazioni previste dalla legge. Ma abbiamo anche tanti stabili comunali abbandonati cui non riusciamo a far fronte. Anche per questo, alcuni li abbiamo messi all’asta, un modo per venire incontro alle esigenze abitative della fascia debole della popolazione». Ma non è andata come succedeva una volta: in questa fascia di popolazione cittadina «non c’è più nessuno - continua Landriscina - che ha 20, 25mila euro a disposizione per investire nella casa». Poi c’è il problema delle case con gli inquilini che cadono a pezzi: «Case indecorose, da sistemare. Investiremo su questi immobili anche se gli inquilini non pagano l’affitto; investiremo perché tanto i soldi non ce li hanno e questa gente è da aiutare comunque. Lo annuncio anche se sono consapevole che politicamente... rischio il linciaggio. Il problema che il numero delle famiglie in difficoltà, anche italiane, cresce sempre di più. La richiesta complessiva è aumentata».

Interi quartieri

Allargando lo sguardo, il sindaco segnala «quartieri della città che meriterebbero attenzione in quanto luoghi di degrado; c’è una socialità che non si aggrega più e c’è solitudine importante. Le parrocchie - fortuna che ci sono, perché per i giovani l’aggregazione si fa in discoteca o all’oratorio - non hanno più i numeri di una volta. Ma il primo problema è il denaro che non riusciamo a mettere. Ci sono quartieri come Albate e Monte Olimpino dove la comunità tiene: ho passato qualche serata dove ho imparato anche qualcosa».

Il quartiere in cui il disagio sociale è più forte? «Penso sicuramente Ponte Chiasso, con tutti i problemi che si porta dietro l’essere una realtà di confine. Compreso il sabato sera, con troppa gente che lo varca quasi esclusivamente per alzare il gomito».

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