San Siro, «Io, prigioniero a Cuba per tre giorni»

È rientrato il tecnico protagonista con la moglie di una vacanza incubo ai Caraibi. Fermato dalle autorità senza spiegazioni

«Lei non può imbarcarsi. Si deve trattenere a Cuba». Sono le parole che si è sentito dire dagli agenti di polizia aeroportuale cubana Fabrizio Mazza, 47 anni, tecnico comunale di San Siro. Poche e scarne parole per dare inizio a un incubo.Era la sera di giovedì 6 novembre: lui e la moglie, Monica Raffaldoni, stavano per salire sull’aereo che dall’Avana li avrebbe portati a Milano dopo una vacanza trascorsa a Cuba. E per tre giorni non ha saputo nulla di quanto stava accadendo. Il resto lo hanno fatto le lungaggini della burocrazia.

Tutto per la denuncia di un giovane caduto da una motocicletta in una cittadina a 300 chilometri dalla capitale. Neppure è stato sfiorato, ma ha preso nota di una targa di un’auto data a noleggio per le escursioni turistiche e per il tecnico lariano sono iniziati i guai che solo lunedì 17 si sono conclusi con l’imbarco sull’aereo che ha riportato lui e la moglie a Milano.

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