Si sottopone al test e finisce in carcere
Padre di sei figli incastrato dal Dna

La Procura lo accusa di un tentativo di rapina compiuto due anni fa in Sardegna. Lui nega tutto

Una traccia di Dna rinvenuta all’interno di una calza utilizzata per mascherarsi nel corso di una rapina è sufficiente a fare un colpevole?

La domanda rimbalza da Oristano a Binago, Comune di residenza di un uomo di 29 anni, padre di famiglia (sei figli) arrestato lo scorso 2 marzo in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal tribunale sardo per una rapina che risale alla notte del 15 febbraio 2014, e che si consumò nel Comune di Solarussa, ai danni di un ristoratore locale.

Sulla base di alcune tracce ematiche individuate in una calza abbandonata dopo il colpo, gli inquirenti erano risaliti fino al 29 enne che - come ricorda il suo legale - si era spontaneamente sottoposto a un prelievo, contemporaneamente professando la propria totale estraneità alle contestazioni.

Tutti i rilievi, ivi compresi alcuni presunti vizi di forma concernenti notifiche di deposito e avvisi, sono confluiti all’interno di una istanza presentata ai giudici del tribunale del Riesame di Cagliari, nella quale si chiede l’immediata scarcerazione dell’unico indagato.

Non depone a favore dell’uomo il fatto di avere risieduto, sia pure provvisoriamente, proprio in Sardegna, a Simaxis, nel periodo in cui si consumò la rapina.

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