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Ritrovato al Carducci
l'Epistolario Fogazzaro
Centinaia di lettere, accuratamente divise e archiviate in cinque faldoni, quasi tutte indirizzate ad Antonio Fogazzaro e ai suoi familiari, ma ve ne è anche qualcuna - almeno due, a un primo sommario esame - scritte di proprio pugno dallo scrittore vicentino. È il tesoro ritrovato pochissimi giorni fa in un armadio dell'Istituto Carducci di Como dal segretario Livia Porta - nipote del fondatore Enrico Musa e figlia della scrittrice Carla Porta Musa. Un ritrovamento eccezionale e tutto da studiare, tanto nel contenuto quanto nell'origine. «Con certezza sappiamo solo che si tratta di una donazione risalente agli anni del dopoguerra - spiega Livia Porta - ma per ora non abbiamo altri elementi». Un'ipotesi, però, si può fare: «L'epistolario potrebbe arrivare da Villa Fogazzaro di Oria Valsolda, proprietà (oggi del Fai) che confinava con quella di mia zia Anna Musa - figlia quindi del fondatore dell'Istituto Carducci - e di suo marito Marino Marzorati, che fra l'altro dei Fogazzaro furono amici».
L'epistolario consta quindi di cinque faldoni in cartone dal dorso rosso-bruno recante la scritta "Epistolario Valsolda". All'interno centinaia di lettere, classificate in piccoli fascicoli (foglietti piegati in due) con scritti a mano il nome dell'autore e del destinatario, la data e il numero delle missive. Nei raccoglitori anche alcune pubblicazioni riconducibili a familiari del Fogazzaro o allo stesso scrittore. La maggior parte delle lettere sono state spedite al Fogazzaro dai suoi parenti e conoscenti o sono state scambiate dai familiari dello scrittore. Il primo faldone contiene circa 150 lettere (1870-1882) di Ina Fogazzaro Danioni, sorella di Antonio, alla cognata Rita e allo stesso Fogazzaro, della suocera Giuseppina Valmarana al Fogazzaro, dello zio don Giuseppe Fogazzaro ai nipoti Antonio e Rita, del padre Mariano (che fu parlamentare, come testimonia la carta intestatata alla Camera dei Deputati) ancora ad Antonio e Rita.
Nel secondo contenitore vi sono 93 lettere della suocera Giuseppina Valmarana alla figlia Rita, e altre di Ina Fogazzaro Danioni alle figlie di Antonio, Maria e Gina. Il terzo faldone raccoglie decine di lettere non di familiari inviate a Fogazzaro. Fra tante, spicca un bigliettino di Carlo Dossi vergato in minutissima grafìa in cui lo scrittore pavese - che visse e morì a Como - commenta con commozione il poemetto "Miranda", opera prima (1874) del vicentino. "Sarei davvero un ingrato - scrive Dossi da Induno di Varese il 7 agosto 1875 - se dopo avere, mercè la sua aerea "Miranda", gustato la voluttà dell'artistico pianto, non le dicessi stringendole caldissimamente la mano "grazie"". Ancora lettere a Rita dalla madre (166 in tutto) nel quarto raccoglitore, nel quinto altre missive dei familiari.
Nell'epistolario anche lettere autografe del Fogazzaro, non archiviate in separata sede e quindi da ricercarsi all'interno dei singoli fascicoletti. A un primo esame del materiale ne sono state trovate due, risalenti al 1968 e 1870 scritte durante il servizio militare (lo scrittore indica come recapito il "XX Battaglione di Brigata Abbruzzo" a Opi, paesino in provincia dell'Aquila). La destinataria è una «carissima amica» di cui si ignora il nome: Fogazzaro all'epoca era già sposato, quindi sarebbe da escludere la liaison amorosa. "Dalla mia dipartita da Milano fino ad oggi - si legge nella lettera del 26 luglio 1868 - non averti mai scritto è un poco troppo per un amico d'infanzia. Ma, cosa che forse avrai difficoltà a credere, non merito nemmeno la taccia di pigrone. Le tante volte avevo intenzione di scriverti ma ecco che nel più, una qualche noia veniva a distrarmi dalla tranquillità. Un solo mese passai in tranquillità e fu fin verso la metà di aprile, dapprima venni in Vasto alla sede del battaglione e quindi fui occupatissimo nel tiro al bersaglio...".
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