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Nyabinghi, il reggae in Brianza
Giz: "Per cantare valori e società"
CANTU' - L'intro dell'album dei giovani Nyabinghi è una performance vocale arrivata da Kingston, Giamaica. Personalizzata nelle primissime parole. È opera di Max Romeo, 65 anni, leggenda del reggae. Romeo, dopo aver prestato nel 1980 la voce a Dance, un pezzo dei Rolling Stones (!) si è volentieri accontentato, a titolo gratuito, di fare da ambasciatore al gruppo roots reggae di Cantù.
La città da dove i Nyabinghi, dopo sei anni di prove e cambi di formazione, stanno emergendo. "Siamo grandi appassionati della cultura giamaicana", raccontano i ragazzi. Affollata la line up della piccola orchestra in levare, ancorata alle radici della musica resa celebre da Bob Marley.
Daniele "Giz" Reggi alla voce, il fratello Marco alla batteria, Lorenzo Munarin al basso, Fabio De Ruvo alla chitarra. Percussioni di Stefano Vigato, cori di Martina Cornicioli, piano e hammond di Emanuele Livio. Ci sono anche i fiati a scaldare il sound: Davide Livio alla tromba, Luca Frigerio al sax ed Edoardo Molteni al trombone. "Ma non sappiamo se Edoardo potrà continuare l'avventura con noi, perché è spesso impegnato con il Teatro alla Scala di Milano", aggiunge "Giz", anima del progetto. Negli ultimi quattro anni, una lunga serie di collaborazioni con la scena italiana delle vicinanze, da Jonny de Ambassador ai Rising Hope Sound System.
"Le prime soddisfazioni - dicono i Nyabinghi - sono arrivate con le collaborazioni occasionali con Alborosie dei Reggae National Tickets, Burro Banton, John Holt, Errol Dunkley". Nomi importantissimi del circuito reggae mondiale. Is now the time, il loro primo disco autoprodotto, è legato agli stili roots e new roots. Musica e spiritualità, sotto l'arcobaleno rosso giallo e verde. Dieci giorni per registrare otto tracce. Un risultato da professionisti, che niente ha da invidiare a dischi sacri del genere. "Adesso vorremmo trovare un vero frontman, per migliorare sempre di più. Se siamo un gruppo politico? Più che altro, filosofico. Come è tipico della cultura rastafariana, i nostri pezzi parlano anche di Dio. Fondamentale, assolutamente, parlare di valori importanti, a partire dalla libertà. Anche se il nostro inglese potrebbe risultare maccheronico, vogliamo far riflettere il pubblico. Oggi è necessario fermarsi e pensare". Anche a Cantù, patria delle band emergenti. "Quest'estate abbiamo avuto quattordici date nel Milanese. Da noi, in città, ci sono tante band. Ma forse non c'è molto dialogo tra i vari generi. Noi continuiamo a diffondere il nostro credo. Per noi, nel reggae, sono fondamentali il basso, la batteria e il messaggio sociale".
Christian Galimberti
© riproduzione riservata
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