Casiraghi, l'ultima gara
è stata con il destino

di Anna Savini


Due amici, con due vite agli antipodi. Uno con la macchina fotografica in mano, in giro a rubare foto. L'altro sempre attorniato da fotografi. Due amici con un punto in comune: una voglia smisurata di primeggiare. Due amici, uno in vita, uno morto e mai dimenticato. Mario Brenna, da Albate-Trecallo, quartiere di Como e Stefano Casiraghi, da Fino Mornasco a Monaco. Del secondo tutti sanno e hanno in mente le foto. Del primo tutti hanno visto gli scatti, da Mina a Versace/Armani/top model anni Ottanta, da Dodi Al Fayed e principessa Diana a Alessia Marcuzzi e Francesco Facchinetti.
Stefano Casiraghi è morto il 3 ottobre 1990 per un incidente durante una gara di off shore al largo di Montecarlo. La mostra con gli scatti di Brenna a lui e a Carolina di Monaco è stata fatta «solo adesso a Fino Mornasco, solo perché l'ha voluta il sindaco Giuseppe Napoli e solo perché Fernanda Casiraghi, la mamma di Stefano, ha manifestato il suo consenso». Altrimenti Brenna avrebbe tenuto ancora le foto nel cassetto.
«Stefano era una persona straordinaria. Veramente unica - dice il fotografo -. Io l'avevo conosciuto molti anni prima che si fidanzasse con Carolina. Quando ho saputo che aveva iniziato a uscire con lei, ci siamo ritrovati. E lì è stato l'inizio di una collaborazione che è durata fino alla fine. Io sono un fotogiornalista, che è una professione seria, checchè se ne dica. Poi quelli erano gli anni delle modelle, era anche bello frequentare certi ambienti». Detto questo, l'amicizia che lega Brenna a Casiraghi fa sì che diventi anche il suo fotografo ufficiale e quindi alla mostra di Fino si trovano scatti di Casiraghi e Carolina a Monaco, Casiraghi e Carolina alla Parigi Dakar, Casiraghi e Carolina con i figli, ai battesimi, alle feste,al rally del Marocco e alle altre gare di off shore.
«Ho voluto raccontare l'uomo e il campione. Perché lui era un comasco, di quelli che pensano solo a lavorare. Arrivava alle 9 e mezzo del mattino in ufficio e lì restava fino a sera. Era uno che badava a tutto ciò che concerneva la sua azienda. Aveva un'educazione e una sensibilità rare. Aveva ritmi di vita talmente veritieri, così normali e tradizionali eppure così incalzanti che era impossibile non restarne affascinati. Lavorava nella finanza, nel campo immobiliare, aveva questa passione smisurata per lo sport. E faceva tutto con una disciplina tipica della gente di queste terre».
Stefano Casiraghi adorava lo sport. Era campione mondiale in carica quando salì sull'off shore che l'avrebbe portato alla morte. Aveva promesso alla madre che sarebbe stata l'ultima gara. «Poi smetto, mamma - le aveva detto - è troppo pericoloso e io ho la responsabilità di una famiglia». Il destino però - e Stefano Casiraghi sentiva che qualcosa stava per andare storto visto che chiamò Carolina tre volte - aveva un altro piano. Relegare il marito della principessa nell'eternità, lasciandola sola con tre figli. Fino a quel momento la favola dei principi di Monaco, belli, felici e innamorati venne sempre immortalata da Brenna. Sette anni insieme anche alla festa dei 30 anni in cui Casiraghi si vestì da arabo, e Brenna sempre lì a scattare foto. «Stefano non era abituato a far trasparire le sue emozioni in pubblico. Era molto misurato perchè molto ben educato. Aveva un'intelligenza vivissima che gli permetteva di assorbire tutto come una spugna. Sapeva far gioco di squadra era umile e sorretto da principi solidi. Il principe Ranieri lo trattava come un terzo figlio». Alla villa comunale di Fino Mornasco, fino al 18 ottobre, ci sono gli scatti di questa vita. Casiraghi con l'allora al collo che alza una coppa, la vittoria prima della fine in uno sport che amava.
Brenna è uno dei paparazzi della vecchia squadra. «Mi hanno insegnato regole, valori, un codice etico. Non sono abituato a barare o a scavare nel marcio. Io costruisco un reportage con delle immagine e per far ciò serve tempo e pazienza. Agli inizia facevo avanti e indietro quattro volte Como-Milano dove c'erano i locali con i divi dell'epoca. Mi ricordo che una volta Tognazzi mi disse: che lavoro fai? Il fotografo, risposi io. Allora stai zitto e scatta. Io ero un tipo brillante e simpatico, cercavo di rompere il ghiaccio che le battute. Lui con quella frase mi diede una grande lezione di vita, ma la disse in un modo in cui si capiva che per quanto potesse dargli fastidio essere attorniato dai fotografi, aveva bisogno del loro lavoro e delle loro foto. Perché è così che funziona il sistema». Brenna fece lo scoop dell'amore tra Diana e Dodi Al Fayed. Un miliardo e mezzo gli vennero pagate quelle foto. «Io non mi montai la testa perché questo è un lavoro che richiede grande professionalità. E pazienza. Per scovare la Marcuzzi un mio collaboratore è rimasto tutta notte fuori casa di Clooney. Quando sono usciti abbiamo visto una bionda e uno con la barba che si coprivano a vicenda. Per quel che si vedeva potevano essere due attori americani. Quando ho capito che era la Marcuzzi mi sono chiesto cosa facesse con Francesco Facchinetti e allora li ho inseguiti e ho fatto lo scoop in Alto Adige. Quelle erano foto che andavano bene per il mercato italiano. Io lavoro con tutti i mercati. E il mio mestiere è capire la notizia, trovarla e fotografarla. Se trovo una persona famosa in atteggiamenti affettuosi io scatto. E le mando ai giornali. Poi se scrivono che è il nuovo fidanzato e invece è il cugino, come si lamenta qualche starlette, non è colpa mia. Io mi sono limitato a fare il mio mestiere. Credo sia per questo che Casiraghi mi avesse scelto. Per la bravura, per la professionalità e l'onestà».

v.fisogni

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