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«Non venderò mai più un mio macchinario ai cinesi. Adesso basta». Tra Como e la Cina è guerra da anni di macchinari nel tessile, ora dall'Asia acquistano intere aziende dismesse o che hanno «traslocato» dall'altra parte del mondo. La Cina copia le conoscenze, il know-how e le macchine italiane, in particolare quelle realizzati nel distretto comasco, per poi proporle e dare vita a un mercato di macchinari e di tessuti concorrenziali nel prezzo. La Cina, insomma, è molto vicina, soprattutto a Como, tanto vicina da portarsi via addirittura pezzi d'aziende. Macchinari di imprese tessili fallite, cosa che accade anche nel mobile-legno, vengono acquistate a bassi prezzi e portate in Asia, addirittura interi cicli di lavorazione percorrono gran parte del mondo per creare strutture omologhe a costi di manodopera decisamente minori. La crisi inasprisce la crisi, in un circolo vizioso. La «Kmt» è un'azienda di Lurate Caccivio, il titolare Andrea Verga approccia il mercato cinese con una filosofia particolare, carica sul costo delle macchine tessili una piccola parte della progettazione, certo insomma di vedere copiata la sua «creatura»: «In realtà noi con il mercato cinese lavoravamo molto bene fino a metà anni Novanta, ci siamo poi trovati con macchinari nostri copiati; potevamo rinunciare a vendere in quello stato, abbiamo invece scelto di ricaricare decisamente il costo del prodotto». Per l'imprenditore comasco la bella sorpresa arriva a Shangai, trova un macchinario suo ma non costruito da lui: «Avevano copiato tutto, anche il colore, tutta la progettazione e anni d'affinamento sono diventati di loro proprietà - spiega Verga -. Ho chiesto come tutelarmi da un avvocato. Ma mi ha invitato a desistere. Davanti alle spese, tempi, burocrazia e al fatto che bisognava assumere un avvocato in Cina, la causa sarebbe durata più di 15 anni e il risarcimento non avrebbe superato i 20mila euro. Assurdo».
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Imprenditori dal cervello piccolo e le tasche troppo avide hanno svenduto ai Cinesi il know how tecnologico che in cent'anni non sarebbero riusciti ad avere. Ora le imprese in Italia chiudono e gli stessi miopi imprenditori si lamentano perchè i Cinesi si comportano da cavallette quali sono ?! La stupidità non ha limite, come sosteneva Einstein. Una tale classe imprenditoriale, prima scompare meglio è. Tanto anche nel migliore dei mondi non avrebbe fatto altro che passare di fallimento in fallimento.
C'è poco da ridere: a farne le spese non sono solo gli imprenditori che volevano sfruttare le occasioni che la Cina prometteva, ma anche e soprattutto i loro dipendenti italiani, che adesso magari se la ridono perchè l'odiato "padrone" se la passa male, ma che ben presto saranno lasciati in mezzo alla strada.
Quando si realizzavano alti guadagni con gli investimenti in Cina, incontrollabili dal punto di vista fiscale andava tutto bene.... Ora i soliti coccodrilli....
Ma come? Ci si meraviglia anche? Cari imprenditori (non mi riferisco alla KMT in particolare), vi siete buttati a pesce nel mercato cinese, vedendovi un bacino immenso per vendere e trovando condizioni favorevoli (leggi: mano d'opera sottocosto e niente controlli) per produrre. Di che vi lamentate? Dovevate aspettarvelo che i padroni di casa, prima o poi, cominciassero a copiare, invadessero i mercati di prodotti sottocosto (e di merce contraffatta) e diventassero vostri concorrenti. E siamo solo all'inizio...
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