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«Da una maggioranza votata dal 65% degli elettori del nostro territorio ci aspettiamo che lavori»: è il principale messaggio che Attilio Briccola, appena riconfermato presidente della Compagnia delle Opere di Como e Sondrio, ha rivolto ieri agli amministratori locali, nel corso dell'assemblea dell'Associazione. «Con la politica - ha precisato subito - si può intrattenere solo un sano rapporto. La stimiamo, ma non ci aspettiamo soluzioni dall'alto. Dobbiamo cambiare noi con il nostro modo di rapportarci alla politica, la responsabilità delle proposte è nostra». Ma questo non è un argomento centrale, che scalda il cuore: l'interesse di Briccola e degli associati è concentrato « sul destino di ciascuno» e per ritrovare »ciò che abbiamo dentro, l'abbiamo dato per scontato e l'abbiamo perduto», ha spiegato il presidente, è stato lasciato largo spazio a Marco Biscella, vicecaporedattore del Sole 24Ore, che ha parlato di «capitale umano come soluzione della crisi», in tutti i tempi e ad Antonio Intiglietta, presidente della Federazione lombarda della CdO, una testimonianza sulla felicità e non è il successo, non è il budget che la realizzano. E' l'umanità. Briccola si è rivolto prima di tutto agli associati cresciuti dell'80% in sette anni. La Compagnia delle Opere chiude il primo decennio del secolo con 1.800 imprese iscritte per un fatturato medio unitario di 1.700.000 euro. Ma il 10% ha un giro d'affari superiore ai 500.000 euro, mentre il 24% arriva fino a 100.000; il 45% è manifatturiero, il 31% opera nel settore dei servizi e il 2% è impresa sociale. Sono i numeri principali dell'Associazione di Como e di Sondrio, fondata rispettivamente nel 1997 nella città del lago e nel 2000 in Valtellina. Ieri ha tenuto un'assemblea ?di confine?, nel senso che, innanzitutto, ha chiuso il primo triennio di presidenza di Attilio Briccola ed ha aperto il secondo. Ma ?di confine? anche perchè s'è posta non tanto come l'obbligato appuntamento annuale di consuntivi e preventivi, ma sopratutto come crinale tra la crisi e la ripresa, l'economia e il senso della vita, la società nelle sue diverse componenti e le risorse dell'individuo. E sono queste, le risorse umane, il confine della speranza e hanno dato il titolo all'assemblea, al presente e al futuro: «E con i suoi uomini, l'Italia uscì dalla crisi 2.009». Gli uomini, il lavoro: «Quando una persona sente il bene che le vogliono, lavora meglio - ha detto il presidente - e fino all'anno scorso, dalle nostre assemblee emergeva la difficoltà di trovare dipendenti. Quest'anno, dobbiamo constatare che sempre più persone cercano occupazione, anche cinquantenni. Questo è un problema da affrontare, in modo molto serio». Cambia l'atteggiamento dell'imprenditore:«Nelle ragioni di fare impresa ? ha sostenuto ? non ci sono quelle di massimizzare i profitti e di massacrare chi lavora». Briccola non ha passato in rassegna gli eventi che hanno portato alla recessione, non ha puntato il dito sulle colpe, ma ha detto che la crisi si affronta «mettendo al centro la persona umana». In concreto, significa che «l'imprenditore va accompagnato: mi sembra inutile - ha esemplificato - lamentarsi del comportamento del sistema bancario. È vero, vigiliare affinchè non ci siano eccessi. Ma sopratutto bisogna impegnarsi, dotarsi di strumenti per accompagnare l'imprenditore in banca, farlo arrivare documentato e in tempo». E per la preparazione, la Compagnia delle Opere ha organizzato convegni e giornate di studio sulle problematiche in corso, il mercato, nazionale ed estero, la finanza, il rapporto con le banche, ha fatto crescere i suoi funzionari, il gruppo dirigente, ma sopratutto, è la definizione di Briccola, «questo fenomeno di popolo, questo popolo di imprenditori». Maria Castelli
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