Il Ticino perde frontalieri
«Numero ormai assestato»

A quota 62.409. Il responsabile nazionale della Cgil Tarpini: «Ci sono però anche quelli che hanno preso domicilio»

Mentre in Svizzera aumentano, in Ticino calano. E dove si fa notare il “più” è nel settore terziario.

Così viene fotografato il fenomeno dei frontalieri dall’Ufficio federale di statistica, che ieri ha diffuso i dati relativi al secondo trimestre 2016. Dati contrastanti, appunto, paragonando la media della Confederazione elvetica e quindi alcuni cantoni con il Ticino. Quest’ultimo vede arretrare il numero di lavoratori che ogni giorno attraversano il confine, seppur di poco: hanno raggiunto quota 62.409.

Ciò significa una diminuzione dello 0,4% se si considera il trimestre precedente. Una differenza che si accentua prendendo in esame invece lo stesso trimestre dello scorso anno: ovvero -0,6%.

Come può essere letto questo trend? Davvero lentamente si contiene il numero dei frontalieri (ricordiamo che il 40% di questi in Ticino viene da Como) oppure cambiano anche le forme, con persone che per varie ragioni prendono il domicilio?

Lo analizza Alessandro Tarpini, da poco responsabile nazionale della Cgil per i frontalieri e reduce da una serie di visite nelle aree di confine. Nessuna - ha confermato - tribolata come il Ticino, per l’atteggiamento verso gli italiani.

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