Ticino, meno imprese ma più frontalieri
Aumentano i paletti per le imprese italiane in Ticino

Ticino, meno imprese ma più frontalieri

A un anno dall’applicazione della Lia quelle italiane sono il 36% in meno rispetto ai primi sei mesi del 2016. Aumentano invece i lavoratori dipendenti, passati da 7.500 a 8.800. I dubbi della Commissione sulla concorrenza

Tra nuove regole per i padroncini e la congiuntura che non è stata delle migliori, il calo delle piccole imprese italiane in Ticino è continuato. Bilanciato dall’aumento di altre figure, vale a dire i lavoratori assunti dalle imprese svizzere che poi svolgono i lavori. E questo getterà altra benzina sul fuoco dei rapporti tra Italia e Cantone, visto che la legge Lia – entrata in vigore con le sanzioni a tutti gli effetti un anno fa – è duramente contestata.

A dare la notizia è il Giornale del Popolo che cita direttamente cifre comunicate dall’Ufficio cantonale di statistica. Come pure una conferma, quella dell’Associazione interprofessionale di controllo sulle notifiche. Proprio in base ai numeri dell’Ustat, si afferma che fino a giugno le persone notificate risultano 15.628: ciò significa mille in meno rispetto alle 16.426 dei primi sei mesi del 2016. Una diminuzione del 4,9%. Con un ulteriore approfondimento: i padroncini sono calati del 36,5%, passando da 2.785 a 1.768. Dal canto loro i lavoratori distaccati da un committente svizzero sono diminuiti del 18,6%, scendendo da 6.142 a 4.999 unità. Ecco però l’altra faccia della bilancia: sono aumentate le assunzioni di lavoratori da parte di titolari svizzeri, e precisamente del 18,2%, con un aumento da 7.499 a 8.861.

Altra radiografia arriva dai giorni di lavoro svolti nel Canton Ticino, quelli degli indipendenti sono calati del 36,8% da 50.459 a 31.873 giorni. Mentre i lavoratori distaccati passano da 81.649 a 66.096 giorni, con -19%. Su invece quelli per i lavoratori esteri assunti in modo temporaneo dagli svizzeri: +20,7%.

Il giornale documenta anche qual è il settore più interessato dal fenomeno, ancora una volta l’edilizia, che raduna il 35% di padroncini e il 41,7% di lavoratori distaccati). Seguono i servizi (pubblici e privati) con il 32,5% di indipendenti e il 4,9% di distaccati. Sempre il Giornale del Popolo ha riportato una citazione del direttore della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino e segretario dell’Associazione interprofessionale di controllo - Aic Nicola Bagnovini.

«Le cifre attuali effettivamente confermano una flessione del numero di notifiche, che complessivamente sono calate di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un aspetto positivo per l’economia locale anche se avere un quadro chiaro è molto difficile. Credo che un certo impatto l’abbia dato l’introduzione dell’Albo degli artigiani (la Lia) oltre ad un certo calo congiunturale, in particolare per quanto concerne i padroncini».

Insomma l’albo avrebbe dato i risultati sperati da parte della politica ticinese. Anche se poi, appunto, l’escamotage è stato trovato. Resta il fatto che la Lia non è stata contestata solo dagli italiani, ma dall’Unione europea e ha nemici pure in casa, direttamente nel Cantone: infatti pende un ricorso della Commissione che si occupa della libera concorrenza.

Va ricordato che la legge riguarda anche le aziende ticinesi, ma la differenza fondamentale è che loro possono lavorare illimitatamente a differenza delle straniere.

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