I furti nelle case
non sono la normalità

In teoria dovremmo saperlo benissimo, perché le cifre ce lo ricordano con implacabile regolarità: i furti nelle abitazioni continuano ad aumentare. Ma un conto sono i numeri e un conto la realtà. Che scompagina le cifre e sgonfia le statistiche perché introduce l'elemento umano: le persone, i volti, le voci che raccontano di intimità violate, di paure che restano per mesi, si sedimentano e del tutto non si cancellano mai.
Lo sperimentiamo quotidianamente, quando raccontiamo di ladri che si fanno sempre più spregiudicati, che agiscono non solo di notte ma ancor più spesso di giorno, che entrano nelle case senza curarsi se dentro ci sia qualcuno, che devastano attività già boccheggianti. Ma i racconti della gente non emergono dalle statistiche perché spesso le statistiche non arrivano alla gente, per il semplice fatto che molti, troppi episodi non vengono denunciati. Spesso la mancata denuncia non è dovuta alla paura ma allo scoraggiamento o alla sfiducia, il che è ancora peggio.
Lo scoraggiamento è la spia di come sempre più spesso si ritengano i furti in casa un fenomeno ineludibile, come la grandine o l'agente delle tasse. Il che è vero ma solamente in parte. Una quota di reati esisterà e resisterà sempre, per quanto efficaci possano essere gli antidoti, ma lo scoraggiamento, in questi casi, rischia di diventare l'anticamera del silenzio e dell'omertà. Fatte le debite proporzioni, è un po' lo stesso meccanismo mentale che muove l'agire di chi, vivendo in aree in cui prospera la criminalità organizzata, finisce per non vederla, sino a negarne l'esistenza.
Non siamo a questi livelli, però è fondato porsi il problema per evitare da un lato gli inutili allarmismi, che possono essere pure dannosi, e dall'altro i silenzi deleteri o le facili banalizzazioni.
Nei giorni scorsi, nel Canturino, c'è stata un'impressionante catena di furti in aziende, attività commerciali, appartamenti e pure in chiesa. Solo uno di questi episodi è trapelato, grazie al prete che ha denunciato l'accaduto per mettere in guardia i suoi parrocchiani. Il resto, lo si è venuto a sapere solo grazie al passaparola. Eppure in tutti questi casi una maggiore pubblicità sarebbe stata utile, indicando ad esempio dove, come, a che ora i ladri hanno agito. Anche questo il giornalista sperimenta ogni giorno: quando si scrive di un furto, le segnalazioni e gli episodi improvvisamente si moltiplicano perché arriva la voglia di sfogarsi, di parlarne.
La tanto auspicata coesione sociale la si costruisce anche così, mettendo in comune notizie ed esperienze per evitare che ognuno vada per sé (chi può permetterselo, di norma) e gli altri si arrangino.
In questo tutti possono fare la loro parte. Entrando nel concreto, l'ideale sarebbero ad esempio i sopralluoghi di furto completi, con raccolta di impronte digitali, spesso impossibili per le carenze di organico e di mezzi delle forze dell'ordine. Problema questo politico, di scelte, nazionali e locali sul quale sarebbe bene evitare di parlare a vanvera gettando fumo negli occhi con i sindaci sceriffi, le ronde colorate, le telecamere o i vigili da trasformare in rambo.
Utile sarebbe anche smontare l'idea che il furto in casa "eh, capita" e "bisogna farsene una ragione", e che a dirlo sia magari chi dovrebbe evitarlo, il furto. Che rimane un fatto straordinario.
Mauro Butti

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