I tre pilastri di Como

e l’ordine su Plinio

«Beati gli uomini ai quali gli dei hanno concesso il privilegio di fare cose degne di essere scritte o di scrivere cose degne di essere lette! Più beati ancora quelli a cui entrambi questi doni furono concessi! Mio zio sarà tra questi in grazia dei suoi libri e dei tuoi».

Suo zio, 1940 anni dopo, lo leggiamo ancora: scriveva bene Plinio il Giovane nella lettera a Tacito, che gli chiedeva informazioni dettagliate sulla scomparsa dell’illustre congiunto sotto i lapilli del Vesuvio per tramandarle nelle sue “Historiae”. Domani quella lettera, nella traduzione di un altro comasco, Angelo Roncoroni, la potrete leggere per intero nel numero speciale de “L’Ordine” che dedichiamo a Plinio il Vecchio nella ricorrenza della pubblicazione della “Naturalis Historia”, ovvero «la più antica enciclopedia giunta fino a noi», come ci ricorda anche la più consultata del giorno d’oggi, ovvero Wikipedia.

Questo numero speciale de “L’Ordine” viene dopo quelli dedicati ad Antonio Sant’Elia (9 ottobre 2016, per il centenario della morte) e ad Alessandro Volta (5 marzo 2017, in occasione del 190° della sua dipartita), che abbiamo messo a disposizione integralmente sul nostro sito (http://ordine.laprovincia.it) perché è giusto che la cultura sia condivisa il più possibile e che queste eccellenze comasche arrivino lontano. Per la verità, come è capitato per gli altri due illustri comaschi, anche in questo caso abbiamo avuto conferma che dall’altra parte della Manica e dell’Oceano qualcuno se li ricorda molto bene: stavolta nientemeno che il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, che abbiamo intervistato nelle due pagine centrali assieme a un altro illustre “successore” dell’enciclopedista Plinio, ovvero il direttore della Treccani, nonché ex ministro dei Beni culturali, Massimo Bray.
La (ri)conoscenza planetaria nei confronti di questo grande personaggio, così come verso Volta (cui sono state non a caso intitolate di recente due innovative bici e motociclette elettriche brevettate rispettivamente in California e in Spagna) e Sant’Elia (studiato al Massachusetts Institute of Technology e ispiratore persino della scenografia di “Blade runner”) ci ricorda che è doveroso in primis da parte nostra lavorare su questi tre straordinari esponenti del genius loci (nel caso di Sant’Elia in connessione con la sua “discendenza” architettonica, a partire da Giuseppe Terragni), per progettare con maggiore consapevolezza la Como del futuro e renderla più attrattiva e speciale per chi la viene a visitare da tutto il mondo.

Plinio, Volta e Sant’Elia intesi non come vip a sé stanti, ma come simboli di tre epoche – quella romana, quella dei lumi e delle rivoluzioni e quella moderna – di cui Como reca nel suo tessuto urbano, e in tutta la provincia, tracce significative e di interesse per il mondo.

L’esterofilia, o chissà cos’altro, sembra averci spinti finora a prediligere la promozione di un quarto personaggio, il Barbarossa, incarnazione di un’altra epoca cui pure dobbiamo un patrimonio importante, quello romanico, ma che forse in sé non è altrettanto universalmente considerato un esempio positivo per il mondo. Di sicuro non lo considerava tale Giuseppe Verdi, che lo ha elevato piuttosto a simbolo degli oppressori: basti rileggere l’atto II de “La Battaglia di Legnano” in cui il podestà del capoluogo lariano ricorda ad Arrigo e Rolando, inviati della Lega dei comuni che chiedono a Como di unirsi alla battaglia collettiva per la “patria” contro il “teutone”, «qual patto ne costringe a Federico» e uno di loro risponde «Vergognoso patto, cui sacra mano infranse... Ah! rammentarlo, o comaschi, potete senza arrossirne?”.

Anche la bellezza del paesaggio lariano in sé, e la trasposizione letteraria, artistica e cinematografica che ne hanno fatto innumerevoli autori di tutto il mondo dal 1800 ad oggi - assolutamente da valorizzare e “usare” come testimonial, come e anche di più di quanto si è fatto finora – non può prescindere dall’impronta che i nostri avi hanno lasciato nel contesto generosamente predisposto dalla natura.

Che i Plinii siano ancor più dimenticati dai loro concittadini di oggi, rispetto persino a Volta e ai futuristi/razionalisti, è probabilmente vero e straordinariamente paradossale, considerando la loro monumentale presenza ai lati del portale del Duomo (e a due passi dall’infopoint turistico), difesa nel ’500 dai nostri antenati persino contro San Carlo Borromeo, perché, a dispetto del fatto che fossero pagani e il Giovane avesse addirittura mandato a morte diversi cristiani in Bitinia, li ritenevano parte fondamentale del Dna comasco. Ben vengano, dunque, iniziative come la rinata Accademia Pliniana, che il 7 ottobre presenterà al museo civico una nuova edizione della monografia “Plinio il Vecchio” (Mimesis edizioni) di Mario Margheritis, l’attenzione catalizzata da “La Stampa” di Torino (ripresa da innumerevoli giornali fino in Israele) sul presunto teschio di Plinio abbandonato sulla teca di un museo di Roma, la raccolta fondi annunciata da Franco Brenna per farlo analizzare e magari anche per portarlo a Como… Tra le manifestazioni di interesse all’editoriale/appello su Plinio che avevamo pubblicato lo scorso 26 agosto, si è registrata anche quella di Wikimedia Italia, che nell’illustre comasco riconosce un “padre putativo”, e che ci ha spinti a rinviare alla primavera l’annunciata passeggiata creativa sulle sue orme, per costruire attorno un progetto più ampio e internazionale.
Intanto, il numero de “L’Ordine” di domani vorrebbe costituire un’utile base conoscitiva su Plinio, la sua opera e l’importanza che riveste per noi comaschi, ma anche per tutti gli esseri umani. Diverse le autorevoli firme che hanno contribuito a realizzarlo: allo scrittore Flavio Santi si deve la copertina sull’evoluzione delle enciclopedie a partire da quella pliniana; Chiara Milani e Lucia Valcepina approfondiscono il “lascito” di Plinio ancora tangibile a Como e in Valtellina; della doppia intervista ai più importanti enciclopedisti di oggi vi abbiamo già detto così come della lettera di Plinio il Giovane. Chiudono il numero un articolo di Alberto Longatti sul velario ottocentesco del Teatro Sociale, dedicato proprio alla scena della morte del grande comasco a Stabia, e un estratto dal libro su Plinio in uscita, a firma di Gianfranco Adornato, docente della Normale di Pisa, che ha scommesso sulla “Naturalis Historia” come ponte tra le conoscenze passate e future, mettendola al centro del progetto (e del portale) “Oltre Plinio”. Così si compie la sorte di un «predestinato [...] a vivere per l’eternità», come scrisse a caldo il nipote.

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