Il curioso destino
che unisce Como e città

C’è un curioso destino parallelo che unisce il Calcio Como e la città. Il primo, dopo un percorso societario che è un eufemismo definire accidentato, spera che ci siano finalmente i presupposti per un nuovo inizio anche se i fasti del passato, tanto sono lontani, sembrano materia utile solo per la memorialistica.

Anche la città, fresca di nuova amministrazione, si trova a punto di possibile svolta perché dopo quindici anni di stallo è naturale aspettarsi l’avvio di una stagione nuova, più ricca di idee ma soprattutto più concreta nei risultati.

Tutto semplice? Affatto, ci vuole innanzi tutto pazienza, chi valuta la nuova giunta dai primi stentati passi di questi giorni fa un esercizio in malafede. Ci vogliono anche serenità e consapevolezza che Como, ahinoi, è quella di sempre: passato l’entusiasmo elettorale, i nuovi amministratori si sono ritrovati tali e quali le grane del passato e una città che resta una straordinaria e talvolta enigmatica combinazione di profondo immobilismo e grandi potenzialità. Stesso contesto, stessi problemi e stessi mezzi a disposizione: al di là delle frasi di circostanza, Landriscina, esattamente come Lucini, si ritrova con poche risorse a disposizione e soprattutto con una macchina amministrativa sgangherata, in alcuni ambiti palesemente non attrezzata alle funzioni che è chiamata a svolgere.

Fanno sorridere, sui social, le considerazioni del 99% di politici e amministratori che si sono alternati al governo cittadino negli ultimi anni: l’esito del voto ha fatto loro ribaltare il punto di vista con risultati talora sorprendenti. Le auto in coda, l’arredo urbano a pezzi, le buche e i cantieri mal programmati sono diventati terreno di propaganda del centrosinistra che per cinque anni ha magnificato una città dove tutto funzionava per il meglio. Il centrodestra, all’opposto, dopo avere raccontato, un giorno sì e l’altro pure di una Como in declino, ora evoca un clima nuovo, capace da sé, in virtù di chissà quali alchimie, di generare una fase di rinnovamento e di rilancio. Tutte balle, a sinistra come a destra.

Il fardello che il sindaco si è caricato sulle spalle è carico di problemi gravosi. Lo è innanzi tutto la questione del lungolago dove la Regione ha dato seguito alla sistemazione della passeggiata ma resta un’incognita il futuro del cantiere delle paratie. Tempi e modalità di ultimazione dell’opera non sono stati chiariti, pesa lo spettro di un’opera incompiuta ancora per chissà quanti anni nel cuore della città.

E ancora, Landriscina dovrà misurarsi sul completamento della tangenziale. Il secondo lotto, lo ha detto lo stesso sindaco, è la priorità assoluta per liberare la città da traffico e inquinamento. Ma se l’obiettivo è definito, molto meno il percorso necessario a sbloccare un investimento di cinquecento di milioni di euro in un territorio, il nostro, che nella stanza dei bottoni a Roma ha sempre contato come il due di picche.

Il terreno sarà tutto in salita anche sulla Ticosa. La sola riapertura del parcheggio, che è provvedimento universalmente atteso, sarà tutt’altro che semplice da realizzare, perlomeno in tempi brevi, nonostante i buoni propositi della campagna elettorale.

Insomma, c’è da fare tanto e va bene la fiducia nella rinascita che sembra pervadere molti ultrà del centrodestra e qualche assessore alle prime armi ma se all’entusiasmo non si unirà un bel po’ di sano realismo, sarà inevitabile qualche dolorosa delusione di fronte ai primi inevitabili ostacoli. In altri Paesi, il primo check up alla nuova amministrazione si fa di solito dopo cento giorni, qui ci vorranno almeno sei mesi per capire se le cose stanno davvero cambiando, se è stato compiuto, al di là degli annunci che in questo periodo si sprecano, qualche primo significativo passo per sbloccare problemi incancreniti da anni di fallimenti.

Landriscina governa da meno di un mese ma ha già l’aria stravolta per il super lavoro. Il giorno per giorno, nella sua posizione, rischia di assorbire ogni energia. Comprensibile quando, in poche settimane ti ritrovi a gestire la squadra di calcio in crisi, la chiusura parziale del principale collegamento stradale cittadino e una quantità infinita di problemi, grandi e piccoli, che sembrano esplosi all’improvviso tutti insieme dopo il periodo elettorale. Comprensibile, certo, ma il sindaco della Como che ha voglia di ripartire sarà giudicato soprattutto dalla sua capacità di visione, dal capire ciò che è davvero in sintonia con i bisogni e le speranze di una città in fase di rapida trasformazione da ciò che invece è marginale e che è caro magari solo a una componente della maggioranza di governo.

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