Il patto che conta
per ora resiste

Stretto nella tenaglia dello sciopero generale proclamato dalla Fiom e delle critiche della minoranza dem (che lo accusa di aver accentuato il profilo recessivo della manovra per accontentare la Ue), Matteo Renzi è alla ricerca di una via d’uscita equilibrata.

Gli incidenti di piazza con i manifestanti delle acciaierie di Terni hanno indotto il premier, in un incontro con i sindacalisti di Ast, ad annunciare «verifiche ed azioni conseguenti» ma anche a sottolineare che la vertenza va tenuta rigorosamente separata dal confronto politico. Infatti una parte dell’opposizione è giunta ad evocare il governo Scelba e a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno, mentre Susanna Camusso ha invitato il Rottamatore ad «abbassare i manganelli» il sospetto di palazzo Chigi è che la vicenda possa essere strumentalizzata per giungere ad un punto di rottura che rimetta in discussione gli equilibri del Pd.

Un pericolo da non sottovalutare in un momento di gravi tensioni sociali denunciate un po’ da tutti. Forza Italia è naturalmente tentata di cavalcare lo scontro tra le «due sinistre» nella speranza che il fuoco amico possa ridimensionare Renzi, ma è pur vero che il pericolo latente sullo sfondo resta il ritorno alle urne in primavera. Un rischio che Silvio Berlusconi non può permettersi di correre: non a caso il Cavaliere ha rassicurato telefonicamente Renzi che, al di là delle divergenze sulla crisi economica, il patto del Nazareno va comunque avanti.

Questo è il punto chiave della partita. L’intesa a due ha sorretto finora la legislatura. Se l’accordo sulle riforme istituzionali dovesse fare corto circuito, con ogni probabilità il voto anticipato sarebbe inevitabile. Ipotesi che non è nell’ interesse di Forza Italia e nemmeno del nuovo corso del segretario-premier: in fondo il Rottamatore è alla guida del cambiamento da pochi mesi (anche se sembrano molti di più per la mole di provvedimenti «cantierati» , non tenere fede alle promesse fatte in Italia e in Europa perché qualcuno non gli consente di attuarle sarebbe un brutto colpo alla sua immagine.

Avrebbe del deja vu perché è quello che molti hanno detto prima di lui, a cominciare proprio da Berlusconi.Delle prospettive delle riforme e della manovra economica Renzi ha discusso al Quirinale con Giorgio Napolitano. Sul tavolo anche il delicato tema del nuovo ministro degli Esteri, un primo «scambio di opinioni» alla ricerca di una figura autorevole e credibile sul piano internazionale, non necessariamente una donna. Il capo dello Stato ha incoraggiato il presidente del Consiglio a cercare la coesione nazionale, senza la quale è difficile immaginare il successo della legislatura costituente. E sulla legge elettorale Napolitano avrebbe insistito per un iter rapido, se necessario senza cercare nuovi rivolgimenti delle intese già raggiunte sul premio alla coalizione (la tentazione di Renzi è il premio alla lista con una forte spinta verso il bipartitismo). Del resto Fi ha già fatto sapere che il premio al partito più votato invece che alla coalizione snatura l’Italicum (Sisto) e che dunque non si può toccare il cuore dell’intesa.

Ne deriva che l’offensiva renziana, tesa a spianare tutte le opposizioni, ha bisogno di un momento di pausa.

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