La monnezza non ha  un colore politico

La monnezza non ha

un colore politico

È diffusa la tesi per cui destra e sinistra, in quanto categorie politiche tipiche del ‘900, non abbiano più ragion d’essere. Allora si potrebbero gettare tra i rifiuti. Invece no, almeno a Como. Perché proprio sulla spazzatura sta emergendo un netto cambiamento di rotta tra l’attuale amministrazione comunale a guida centrodestra e la precedente, targata centrosinistra.

Quest’ultima ha dalla sua l’introduzione della nuova raccolta differenziata degli scarti prodotti nelle abitazioni, nelle aziende e nei negozi comaschi rivolta a portare benefici all’ambiente (quindi a tutti noi) e si spera anche alle tasche dei cittadini in maniera più rilevante di quanto accaduto dall’introduzione a oggi, nonostante le riconosciute buone performance nella certosina separazione di plastica, carta, vetro, organico e compagnia smaltente. Del resto, si sa i costi del servizio, perché sia adeguato, sono elevati.

E sulla qualità ci sarebbe stato poco da dire non fosse per quei cumuli di sacchi allineati come soldatini nei giorni di raccolta, in particolare nelle vie del centro. Perché quelle sono terre toccate dai tanti turisti in visita a Como a cui non si dovrebbe dare l’impressione che un errore del navigatore satellitare li abbia indirizzati alla Napoli di qualche anno fa. La faccenda ritorna ridondante ogni estate. Sia per l’aumento degli ospiti in città, sia per la calura nell’atmosfera che tende ad esaltare gli effluvi in libera uscita dai sacchi piazzati non lontano dai tavolini dei bar, così da entrare in competizione con l’aroma dello spritz.

Dall’introduzione del servizio, circa tre anni fa, regnante il centrosinistra, le cose vanno così, in apparenza senza possibilità di soluzione. Adesso invece, con l’avvento dall’altra parte politica nella stanza dei bottoni di palazzo Cernezzi, la faccenda forse potrebbe prendere un’altra piega.

Sarà forse perché alla delega per l’ambiente somma quella del turismo o magari è perché non essendo di queste parte le è più facile immedesimarsi con il turista davanti al bicchiere con l’ombrellino di carta, ma l’assessore Simona Rossotti ha messo in atto un fulmineo “veni e vedi” che, nelle speranze di tutti (c’è da ritenere che non vi siano in giro feticistici fan dell’apertiivo all’afror di spazzatura) deve diventare un “vici”. La soluzione è un uovo di Colombo in apparenza facile da far stare in piedi: basta sincronizzare gli orologi dell’esposizione dei sacchi con quelli della raccolta. “Sc… sc… sc.. .scientifico”, chioserebbe l’impareggiabile Vittorio Gassman dell’Audace colpo dei soliti ignoti. Poi però si è visto com’è andata a finire. Allora per scongiurare il mantenimento dello status quo converrebbe dare una mano all’assessore. Che peraltro non nega le difficoltà dell’impresa e neppure pretende di avere la bacchetta magica.

Perché la monnezza al di là delle facezie agostane, non è di destra o di sinistra. Neppure deve esserlo lo sforzo di offrire una città più vivibile a chi la abita e a coloro che la visitano e magari saranno più invogliati a tornarci. Queste sono occasioni da non buttare via. Per il resto c’è la differenziata.

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Utente Qualunque scrive: 04-08-2017 - 16:33h
Meglio tardi che mai. Bastava scendere prima dal pulpito e non pontificare che andava tutto bene.