La proposta: lungolago
senza auto ma sempre

Abbiamo due sole strade davanti a noi. O ci accontentiamo della città così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi trent’anni, oppure osiamo fare un salto in avanti sfidando antiche abitudini, radicate convinzioni, piccole comodità. Di certo, se siamo tutti convinti che il futuro di Como si giochi sul terreno dell’accoglienza e della bellezza, non è dato rimanere nel limbo del “vorrei ma non posso”, del “ci provo ma solo ogni tanto”.

Il test di ieri pomeriggio con il lungolago chiuso al traffico ha provocato molti disagi alla viabilità (occorre studiare meglio come limitare le code sulla Lariana) ma ha dato soprattutto conferma che una vera città turistica non può non avere una grande area pedonale lì dove ha il suo bene più prezioso. Ovvero, nel caso nostro, il lago e le piazze del centro.

Il sindaco Lucini per ora si limita a ipotizzare di ripetere lo stop qualche domenica la prossima primavera, magari in occasione di Expo. Bene, ma non basta. Giusto per riprendere lo slogan della campagna elettorale, serve un cambio di passo, una diversa mentalità perché se si ha chiaro l’obiettivo ciò che oggi sembra impossibile, domani può essere realtà. Certo, l’idea di chiudere l’area del lungolago non ogni tanto, ma tutti i giorni dell’anno, sembra una provocazione, un azzardo forse per gli esperti che hanno la responsabilità di gestire la viabilità cittadina. Tanto è vero che, a considerare le cronache degli ultimi venti anni, l’ipotesi di pedonalizzare il tratto da piazza Matteotti a viale Cavallotti, è stata al più associata a nuove infrastrutture, dalla metropolitana leggera al tunnel sublacuale. Tutto fumo, alla prova dei fatti. E con il fumo non si va lontano.

Como deve correre e ha la necessità di svoltare. Come? Cambiando prospettiva. Sino a oggi il tema è stato: in quale modo è possibile interrompere ogni tanto il girone per consentire la chiusura del lungolago? Domani va valutato uno scenario viabilistico dove il senso unico in centro non sia più un elemento a prescindere e dove l’area pedonale sia il punto di partenza, l’elemento qualificante che dà un senso a tutto il resto.

Gli amministratori abbiano il coraggio di affrontare un percorso inedito, dando se serve uno scossone alla città e prestandosi al rischio di pagare caro il malcontento di una parte degli automobilisti. Ma anziché il lento morire del passettino ogni tanto, osino guardare lontano, dimostrino di avere una visione che sappia andare oltre il giorno per giorno e inizino un percorso davvero ambizioso, coerente continuazione del resto con l’allargamento della zona a traffico limitato.

I comaschi un po’ alla volta magari, hanno dimostrato di esserci su questa partita. Certo dovremo tutti cambiare modo di pensare mettendo da parte la convinzione che per spostarsi in città l’auto sia la soluzione più naturale. Ma tanto può cambiare se i cittadini potranno misurare in modo concreto che è possibile usare i mezzi pubblici in un contesto urbano più vivibile.

C’è tanto da fare sui bus e soprattutto sui treni, in particolare per il tratto delle Nord da Camerlata a piazza Matteotti, ideale sedime per un futuro collegamento rapido centro/periferia. E tanto c’è da fare sui parcheggi nelle aree semicentrali (la svolta potrà arrivare con il recupero della Ticosa). Ma il tanto da fare non sia considerato una giustificazione per non fare il primo passo. Giochiamoci tutti questa sfida, per il bene di Como e di noi comaschi.

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