L’Ordine: l’immortalità  arriva dalla lettura

L’Ordine: l’immortalità

arriva dalla lettura

Se state leggendo questo editoriale, siete già dei privilegiati. Non per quello che c’è scritto, ma perché voi sapete leggere. È un privilegio non da poco rispetto a innumerevoli generazioni che ci hanno preceduti.

All’epoca dell’unificazione dell’Italia (i primi dati Istat sugli sposi non in grado di sottoscrivere il proprio certificato di matrimonio risale al 1867) il 70% dei giovani era analfabeta, con una netta differenza tra i generi (60% tra i maschi e 80% tra le femmine) perché allora le donne erano emarginate rispetto all’istruzione (sarà per quella “fame” atavica di letture che oggi le signore affollano librerie e festival letterari a percentuali più che ribaltate?). Allo scoppio della prima guerra mondiale il dato scende poco sotto il 30% e proprio il fronte si trasformerà, oltre che nell’inutile strage, in una necessaria scuola di scrittura, dove milioni di giovani impareranno lo stretto indispensabile dai loro superiori per poter dare segni di vita alle fidanzate e alle madri rimaste a casa (nel 1915-’18 tra i soldati italiani e i loro familiari girò il numero impressionante di 4 miliardi tra lettere e cartoline) e, mentre ai parenti spediranno per lo più poche parole rassicuranti, per senso di responsabilità e per superare la censura, molti di loro avvieranno anche un processo di scrittura privata, di diari, pensieri frammentari, persino poesie, per cercare di non farsi sopraffare dall’indicibilità dell’orrore in cui erano stati scaraventati. Al termine del secondo conflitto mondiale la quota di analfabeti scenderà al 3,7%, ancora con una differenza tra uomini (2,9%) e donne (4,4%). L’anno successivo, finalmente, scatta il suffragio universale, anche se la disparità tra generi per quanto riguarda l’accesso alla lettura, e alla scrittura, scomparirà del tutto solo negli anni Sessanta, quando gli analfabeti si ridurranno a uno “zerovirgola”. Sarà per quella voglia di rivalsa dopo una lunga esclusione dal sapere, torniamo a chiederci, che oggi le ragazze italiane a scuola hanno risultati più alti, in linea con l’ora in più quotidiana che dedicano allo studio, e all’università superano i colleghi maschi di oltre 200mila presenze? Lasciamo la risposta agli esperti. A noi interessa ricordarvi che, tra le cose salutari che potete fare nei giorni di vacanza (sperando li abbiate), c’è anche la lettura. Per agevolarvi, domani troverete in edicola, e online in formato digitale, un numero speciale de “L’Ordine”, il supplemento culturale del nostro quotidiano: 12 pagine anziché le tradizionali 8, interamente dedicate a racconti d’autore. Tre sono stati scritti appositamente per noi da altrettanti pluripremiati scrittori italiani: Gianni Biondillo, Flavio Santi e Stefano Valenti, che hanno colto la sfida di affrontare generi diversi come la storia vera, l’horror e la favola. Gli altri sono stati selezionati dalla nostra redazione e dai nostri critici letterari seguendo due criteri: la rarità e l’attualità. Così possiamo proporvi due chicche di Francis Scott Fitzgerald e di Stefan Zweig (inedito in Italia e tradotto per l’occasione dal nostro Mattia Mantovani), un reportage anni Ottanta su Vasco Rossi e Modena, firmato da Pier Vittorio Tondelli, che prima di tutti colse quello che sarebbe diventato un grande fenomeno musicale e sociale (con commento del nostro Fulvio Panzeri, curatore dell’opera omnia tondelliana). Non manca un raro racconto giovanile di uno tra i più importanti critici cinematografici italiani, il compianto Morando Morandini, che negli anni ’40 aveva cominciato la sua carriera proprio all’Ordine, alternando recensioni cinematografiche a racconti.

In copertina un estratto dall’ultimo romanzo di una grande scrittrice e filologa come Maria Corti, “Le pietre verbali” (Einaudi, 2001), che ci riporta indietro di quarant’anni, a quei moti che precedettero il ’68 e che furono contraddistinti proprio da un nuovo utilizzo della parola, diventata finalmente patrimonio di tutti: «Si trattava di un fatto collettivo, con alcuni vocaboli dominanti, metafore spiritose o imprecazioni ludiche lanciate come pietre verbali contro i docenti delle medie superiori, ginnasi e licei di una città o di un’altra, per trasmettere a docenti e adulti il proprio distacco».

E come diceva un amico della Corti, con la quale condivise la militanza nella rivista “Alfabeta”, leggete perché è l’unico modo, per il momento, di essere immortali. «Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro». Così scrisse Umberto Eco sull’Espresso, in una delle sue “Bustine di Minerva”.

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