Non va bene una città  piena di toppe

Non va bene una città

piena di toppe

Dite la verità: dopo aver visto il titolo qui a fianco, avete pensato: “Ecco La Provincia che in agosto non sa come riempire le pagine e rispolvera il grande classico delle buche”. E l’attacco di questo pezzo potrebbe confermarlo: la classica excusatio non petita (scusa non richiesta, per chi non ama la lingua di Cicerone).

Allora cerchiamo di spiegarvi perché vi state sbagliando. Innanzitutto siete proprio voi, cari lettori e cittadini comaschi, a suggerirci di accendere i riflettori sulle pietose condizioni delle strade che percorrete e anche dei marciapiedi su cui camminate. Tratti di asfalto e selciato che mettono a rischio gomme e sospensioni delle auto, equilibrio di ciclisti e motociclisti, stabilità e caviglie dei pedoni. Mica poco. E che ci teniate al problema lo dimostrano le lettere che inviate al giornale, i commenti sul nostro sito con l’invito alla giunta di mettere la sistemazione delle vie al primo posto nell’agenda. Lo conferma anche un sondaggio elaborato prima delle elezioni comunali in cui chi ha risposto ha indicato lo stato dei nostri asfalti di gran lunga come il principale problema della città, davanti al lungolago, allla Ticosa, alla gestione e all’accoglienza dei migranti. Un problema infinito quello delle buche e dei dislivelli dell’asfalto. Quasi un gioco a “scava la buca, riempi la buca, riscava la buca, ririempi la buca”. Ogni tanto l’amministrazione trova il modo e i quattrini per sistemare un pezzo di strada. Che rimane liscio e rilucente di nuovo sul modello svizzero (o di San Fermo della Battaglia grazie anche ai soldi versati dai cittadini comaschi per parcheggiare l’auto all’ospedale) giusto il tempo di attendere qualcuno che arrivi a sistemare impianti, smuovere tombini, piazzare toppe e addio core.

Oppure, anche se non ci sono lavori, l’asfalto fatica a mantenersi in forma di fronte all’urto quotidiano del traffico e delle intemperie o forse non ha poi una costituzione così sana e robusta. Chissà perché si fa così fatica a trovare una miscela che garantisca maggiore durata e solidità.

Fatto sta che la situazione è quella che vedete andando a spasso per le vie di Como e oggi anche nelle pagine di cronaca cittadina. Si volesse trovare uno slogan potrebbe essere “Toppa continua”, vista la sequenza di rappezzi che può notare chiunque pieghi la testa verso terra (alla guida non fatelo!). Si sa che chi ha le toppe, in parti più o meno nobili, non se la passa certo bene. Anche non per colpa sua. E Como sconta in questo caso il prosciugamento dei rubinetti romani che in altre epoche versavano cascate di denaro (che poi erano parte delle nostre tasse e le paghiamo ancora senza ritorno) nelle casse di palazzo Cernezzi. Allora era più facile, anche perché la città vantava sindaci (indovinate chi) che camminavano con gli occhi al suolo per notare eventuali imperfezioni e allertare il solerte ufficio tecnico comunale.

Altri tempi d’accordo. Adesso nel manuale di studio per gli aspiranti amministratori bisognerebbe infilare la materia “arte di arrangiarsi”. Il discorso vale per la destra come per la sinistra. L’asfalto è un’altra di quelle cose che non ha colore politico, del resto che appeal avrebbe una forza che piazza nel suo simbolo quel grigio così triste?

È anche una questione di decoro, concetto che non ingloba solo accattoni, mendicanti e verde pubblico. Una città che vuole offrirsi nel suo abito più elegante ai tanti turisti che arrivano da ogni parte del globo terracqueo non può trascurare le calzature. E le strade, poste a livello suolo, sono un po’ le scarpe di un centro urbano. Certo, Como è così bella dalle caviglie in su che forse in pochi notano quello che porta ai piedi. Per fortuna. Comunque vi abbiamo convinto che valeva la pena di tornare sull’argomento? No, allora andatevi a fare un giro in bicicletta per le vie cittadine.

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