Paratie, Como smentisca
la legge di Murphy

La cosa più ragionevole oggi è non fare le paratie e restituire al più presto il lungolago alla città. Sapete come andrà? Como le farà o farà anche di peggio. Perché c’è una infallibile quanto perfida certezza nella cinica legge di Murphy: se qualcosa può andare male, lo farà.

Il sindaco Mario Lucini e l’amministrazione si sono incartati e si ostinano e giocare una carta che vale meno del due di picche. Molti, anche autorevoli, lo dicono. Tutti pazzi secondo Mario? Non è così. Lo stesso sindaco era contro le paratie. Le aveva combattute con coraggio e con cognizione di causa quando era all’opposizione. E quando è stato eletto primo cittadino tutto si sarebbe aspettato tranne che finire vittima egli stesso di quell’infernale meccanismo avviato dal suo predecessore con l’avallo e il consenso di svariate decine di amministratori, professionisti e tecnici dei tanti organismi di controllo. Il problema di Lucini è come quello del videogioco: dovrebbe trovare dentro di se le forze per diventare un Super Mario capace di scalare livello dopo livello per risolvere le difficoltà e vincere il gioco.

La cosa sorprendente è che molte persone di buon senso e di consolidate conoscenze e capacità professionali e imprenditoriali sono giunte alla stessa conclusione: Como deve uscire da questo vicolo cieco. Paghi il peccato di avidità e cioè l’aver inventato un progetto solo per accaparrarsi i soldi della legge Valtellina e ponga fine al disastro di una città che si priva ormai da otto anni del suo lungolago.

Non possiamo permetterci altri cinque-dieci anni così. Non vogliamo neanche assistere silenziosi all’ennesimo sperpero di denaro pubblico: si parla di una decina di milioni di euro. Le paratie sono inutili. Lo dice con chiarezza e con forza anche il già superministro Corrado Passera. In un’intervista al nostro Enrico Marletta dichiara: «Non mi capacito. Mi fa soffrire la fase di immobilismo che sta attraversando la città. Mi pare evidente che non ci sia più bisogno di fare le paratie. Bisogna uscire presto dal vicolo cieco. Rifacciamo il progetto, cambiamolo e usiamo le risorse per rifare la passeggiata. Bisogna prendere atto che il clima è cambiato. La cosa più ragionevole oggi è rinunciare alle opere idrauliche ed evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche».

Parole semplici. Parole sagge. Il sindaco, l’amministrazione comunale, il governatore e la Regione, che in definitiva è titolare dell’opera, sapranno ascoltarle? Riusciranno a trovare la soluzione a quello che sembra un paradosso della logica?

Da come si sono messe le cose, infatti, qualunque mossa si faccia si sbaglia. Come la canzone di Antoine: «Tu sei buono e ti tirano le pietre./Sei cattivo e ti tirano le pietre./Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, /sempre pietre in faccia prenderai». Fare le paratie significa rispettare le norme ma sprecare soldi e allungare i tempi di inagibilità del lungolago. A non farle si rischia di finire sotto processo davanti alla Corte dei conti e di rimetterci milioni di euro. Come uscirne? Ci vuole un guizzo. E una speranza: che per una volta la cosa più ragionevole sia anche quella che sa decidere chi comanda. Allora Forza Como: smentisci la legge di Murphy.

© RIPRODUZIONE RISERVATA